DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 11 giugno 1958, n. 584
Art. 1
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Veduto il regio decreto-legge 10 aprile 1936, n. 634, convertito nella legge 28 maggio 1936, n. 1170; Veduto il decreto luogotenenziale 24 maggio 1945, n. 459; Sulla proposta del Ministro per la pubblica istruzione; Decreta: I programmi didattici e le relative istruzioni per le scuole materne stabiliti con il decreto luogotenenziale 24 maggio 1945, n. 459, sono sostituiti dagli orientamenti per l'attivita' educativa della scuola materna annessi al presente decreto e vistati dal Ministro proponente. I nuovi orientamenti didattici entrano in vigore dal 1 ottobre 1958.
GRONCHI MORO
Visto, il Guardasigilli: GONELLA
Registrato alla Corte dei conti, addi' 16 giugno 1958
Atti del Governo, registro n. 112, foglio n. 193. - RELLEVA
Allegato
Orientamenti per l'attivita' educativa della scuola materna AVVERTENZE La scuola materna educa il bambino nell'eta' dal tre ai sei anni, continuando e integrando, in intima collaborazione, l'opera e le iniziative della famiglia. Il bambino, intatti, deve poter trarre sostegno e guida, nel suo sviluppo, tanto dalla famiglia, quanto dalla scuola, concordemente operanti. L'eta', a cui la scuola materna si rivolge, e' di fondamentale importanza per tutta la vita, e presenta caratteristiche proprie che si manifestano con la prevalenza dell'affettivita', dell'impulso e del sentimento sul raziocinio, con un vivace bisogno di esplorazione e di scoperta dell'ambiente e delle cose, con il predominio dell'immaginazione, con una grande esigenza di moto e di operosita', espressa specialmente nella forma del gioco. Per questi tratti propri dell'eta' infantile, e per la sua funzione specifica, rispetto alle scuole successive, la scuola materna si configura in modo caratteristico col fine di interpretare e di soddisfare le esigenze di un armonico ed integrale sviluppo del bambino, e col compito di porre le basi ad ogni ulteriore opera educativa. Essa, innanzi tutto, a mezzo delle piu' adeguate forme di assistenza, provvede a tutelare la salute e lo sviluppo fisico e spirituale del bambino, cui offre un sereno ambiente di espansione; mira, inoltre, ad elevare ad ordine di pensieri, di sentimenti, di operazioni, di occupazioni e di espressioni giocose, quanto, nel bimbo, e' ancora istintivo e casuale. Tramite il "gioco" e il "fare", che sono condizioni e mezzi dello sviluppo infantile, la scuola materna promuove e alimenta nei bimbi, il senso di quanto siano necessarie le norma regolatrici del vivere associato e del dovere che abbiamo di rispettarle; cioe' traduce in forme educative le manifestazioni individuali ed immediate dell'infanzia, al fine del loro intrinseco ordinarsi, e perche' possano trovare le prime fondamentali coordinazioni nella comunita' familiare e scolastica. La vita vissuta nella scuola materna, intesa come esercizio di sviluppo e di ordinamento di tutte le attivita' infantili, va pertanto impostata e regolata in modo da consentire e da favorire al massimo le possibilita' di azione e la spontaneita' di espressione del bambino. In tal modo, la scuola adeguera' i suoi procedimenti allo spirito della educazione materna. Per codeste sue ispirazioni, la scuola materna evitera' procedimenti, pensieri e sentimenti ancora inaccessibili alle capacita' mentali del bambino, come ogni forma di disciplina esteriore e livellatrice. Essa, invece, promuovera' il naturale esercizio di tutte le attivita' del bambino, quali si esplicano, coi caratteri individuali di ciascuno, nella relativa fase della eta' evolutiva che egli attraversa, e vorra' ispirarle ai valori piu' alti, per fondare buoni costumi di vita igienica, intellettuale, morale, sociale e civile sorretti dai primi ideali patrii e religiosi. L'ispirazione religiosa deve illuminare ed elevare tutta la vita della scuola materna nella forma ricevuta dalla tradizione cattolica. Il bambino di questa scuola non e' ancora in grado di assumere a forme di raziocinio e a modi di comportamento secondo la logica e le motivazioni di condotta propria degli adulti. Egli si svolge intellettualmente e perviene all'ordine morale mediante l'osservazione, l'agire ed il fare, e non tanto per via di precetti verbalistici. Le forme piu' naturali di manifestazione e di espressivita' del bambino sono il gioco ed il fare, ed il gioco soprattutto, per la spontaneita', la liberta', la serenita' e la gioiosita' che lo caratterizzano, permettendo al bambino di svolgersi e di manifestarsi, e alla educatrice di meglio conoscerlo, informera' del suo spirito e dei suoi atteggiamenti, la vita e l'opera di questa scuola. Per i caratteri e le esigenze proprie dei bambini che accoglie, la scuola materna non puo' anticipare facendoli propri, ne' orari rigidi, ne' l'insegnamento del leggere, dello scrivere, del calcolo, salvo il caso di organici metodi di differenziazioni didattiche; cosi' non anticipera' neppure lezioni nel senso tradizionale della parola o nozioni sistematiche. Essa preparera' i bambini alla scuola elementare non tanto anticipandola quanto piuttosto offrendo loro un ambiente di serenita' e di vita associata che, attraendoli alla scuola, assicuri il loro sviluppo. La scuola materna, come centro di attivita' spontanea e ancora indifferenziata, non puo' neppure avere un "programma" distinto per materie; e pertanto, assume a sua guida il processo medesimo dello sviluppo infantile e adotta procedimenti educativi e didattici impostati secondo gli aspetti unitari della vita, dell'attivita' e dell'educazione del bambino. La stessa possibile indicazione delle diverse forme di attivita' educative, cosi', assume il suo vero significato solo ove non sia intesa come artificiosa e isolatrice suddivisione in settori della vita e delle facolta' del bambino, ma come richiamo per l'educatrice a piu' consapevoli ed appropriati procedimenti. All'educatrice della scuola materna si richiede, infatti, di partecipare alla vita dei bambini con amore materno, ma anche con illuminata cultura generale e specifica, che consenta una chiara coscienza dei fini e dei mezzi dell'educazione infantile. La preparazione dell'insegnante, cosi', dovra' essere continuamente rinnovata dallo studio costante del bambino e dalla ricorrente meditazione delle grandi opere degli scrittori, dei testi dei maggiori pedagogisti ed educatori, inseriti in un versatile e sempre vivo spirito di iniziativa didattica. La scuola materna, per la sua funzione pedagogica, ha bisogno di aria, di luce, di spazio, che vi assumono valore fondamentale di condizione e di mezzi educativi, oltre che di sussidio didattico, insieme con le cose che il bambino stesso raccoglie e prepara, e con quelle che la educatrice deve via via apprestare, secondo le esigenze e i richiami della sua opera. Per conseguire compiutamente i propri fini, la scuola materna, richiede anche disponibilita' e funzionalita' di locali, proprieta' e decoro di arredi e di attrezzature per l'igiene e la refezione, spazio sufficiente per i giuochi e le varie forme di attivita'. Naturalmente, molto sara' sempre affidato all'educatrice, in quanto la trascuratezza e il disamore fanno presto decadere anche il miglior locale, al modo che, d'altra parte, solo una industriosa ed amorevole costante cura potra' rendere veramente accogliente la scuola. ORIENTAMENTI DIDATTICI Sulla linea delle considerazioni esposte, si enunciano ora, a titolo indicativo, alcuni orientamenti didattici. Educazione religiosa. L'educazione religiosa nella scuola materna e' rivolta a promuovere la vita religiosa del bambino, e si precisa con l'apprendimento delle preghiere piu' semplici, con riferimenti episodici a fatti dell'Antico Testamento, connessi alla missione di Cristo, con racconti della vita di Gesu', con riflessioni sulle principali cerimonie e solennita' della Chiesa, cui lo stesso bambino partecipa, con i primi orientamenti di vita morale, sulla base della legge divina. Vita morale e sociale. La vita morale e sociale si promuovera' presentando in forme vissute i valori ideali, congiungendo l'esercizio effettivo e pratico della virtu'. A orientare il sentimento morale, varranno le influenze benefiche e le interpretazioni di racconti adatti, di letture e di canti, di scenette di cui siano attori i bimbi, il teatro e le rappresentazioni per i piccoli, ma, soprattutto, l'esempio costante di chi vive con loro. Le attivita' libere, i giuochi e i lavori associati, il comportamento in casa, nella scuola, per la strada (gentilezza, rispetto alle persone, agli animali, alle piante, alle cose; senso e rispetto della proprieta' individuale e collettiva; piacere di rendersi utile agli altri) verranno a far conseguire le prime consapevolezze e un primo avviamento al dominio di se', al senso della responsabilita', all'amore verso la famiglia, il prossimo, la patria; ed a raggiungere l'armonia della vita morale con la vita religiosa. Educazione fisica. L'educazione fisica, oltre che giovare all'accrescimento e allo sviluppo armonico del corpo, dovra' concorrere all'esercizio delle attivita' spirituali e delle forze morali, dei sentimenti e delle attitudini sociali, all'autoordinamento e all'autodisciplina. Le forme dell'educazione fisica dell'infanzia sono i giuochi di movimento, liberi, ritmici ed ordinati, e devono svolgersi il piu' possibile all'aperto. Gli esercizi ordinativi siano semplici ed occasionali, tali da non stancare ne' deprimere la vitalita' infantile. L'educatrice abbia costantemente di mira di far conseguire ai suoi bambini sane e buone abitudini di vita igienica. Educazione intellettuale. L'educazione intellettuale si promuove con l'osservazione delle cose e dei fatti, offerti naturalmente nel loro insieme dall'esperienza e dalla vita. L'educatrice, ad esempio, fara' riflettere sui dati offerti globalmente alla percezione e curera' in modo particolare le conversazioni, ricordando che appunto un discorrere insieme, confidenziale e cordiale, e' la forma piu' efficace e serena del rapporto educativo nell'eta' infantile. Si varra', inoltre di racconti episodici, di giuochi, di "esercizi di vita pratica", nell'aula, nel refettorio, nel cortile e nel giardino, aderendo agli interessi e alla capacita' del bambino, spontaneo e principale collaboratore, egli stesso, nel procurare mezzi, materiale e sussidi opportuni. Sara' dall'ambiente naturale e sociale e per la spontanea comunicazione con l'educatrice, che il bambino intuira' i caratteri e le qualita' delle cose (uguaglianze, somiglianze, differenze, contrapposizioni, colori, sostanze varie, dimensioni, raggruppamenti), le qualita' (molti, pochi, uno, prime quantita' numeriche); e fissera' nella memoria e rievochera' cose e immagini; che discorrera', ragionando di fatti e motivi della sua esperienza, relativamente ai fenomeni naturali piu' evidenti e piu' frequenti, alle parti del corpo, alla casa e alla famiglia, alla scuola, al paese, alla citta', al lavoro (arti, mestieri, mezzi di trasporto, ecc.), con riferimenti alle osservazioni occasionali sulla vita degli animali e delle piante. Educazione linguistica. L'educazione linguistica come aspetto fondamentale della attivita' espressiva deve partire dalle spontanee manifestazioni della lingua parlata del bambino e di quella che gli e' accessibile e familiare: deve muovere, cioe', dallo stesso infantile parlare e discorrere, che diverranno via via piu' ricchi di locuzioni e piu' corretti tanto per l'uso quanto per la naturali chiarificazioni e le sempre piu' precise espressioni del pensiero e del sentimento, alle quali offriranno occasione le continue osservazioni dirette sui fatti e sugli avvenimenti della vita concreta e pratica, le varie conversazioni tra educatrice e bambino e tra bambini, le recitazioni e il giuoco drammatico, i racconti. L'esempio costante del parlare dell'educatrice e le occasionali sostituzioni che ella andra' facendo nel conversare, dalle forme italiane alle dialettali, senza ricorrere a lezioncine di lingua e di grammatica, avranno efficace preminenza nella formazione linguistica del bambino, con assoluta esclusione di ogni arida nomenclatura e di spiegazioni sistematiche. E' nel complesso della vita naturale della scuola che possono aversi esercizi, pure occasionali, di retta pronuncia, conversazioni sui contrassegni, giuochi di denominazione, letture di immagini, descrizioni di scenette illustrate e dei disegni, racconti e dialoghi con bambini e tra bambini, brevissime rappresentazioni e recitazioni di poesie, filastrocche, scioglilingua. Disegno libero. Il disegno libero, preferibilmente a colori, inteso come genuina rivelazione della vita affettiva e intellettuale del bambino e del suo grado di maturita', va sommamente promosso ed apprezzato. Anch'esso e' un linguaggio, e, per i bambini, un mezzo espressivo fondamentale. L'educatrice, quindi, deve studiarlo nei suoi valori di rivelazione nella individualita' del bambino, evitando di ridurlo a schematizzazione e a copiature. L'educatrice non correggera' i disegni del bambino, ma inserendosi via via nel processo che ha accompagnato il nascere dell'ideogramma, suscitera' sempre maggior consapevolezza delle loro eventuali deficenze. La correzione, cosi', si risolvera' in un occasionale incitamento all'osservazione piu' precisa delle cose e delle situazioni. Al disegno si ricollegano quegli esercizi di lavoro con la sabbia umida, con l'argilla, o con la plastilina, quelle costruzioni e quelle occupazioni tranquille, che rientrano nell'attivita' espressiva del bambino. Canto corale. Il canto corale per imitazione, e possibilmente accompagnato da uno strumento musicale, dovra' costituire una delle occupazioni piu' suggestive e rasserenanti nella vita della scuola materna, tale da esercitare la sua particolare efficacia nell'educazione del sentimento religioso, morale, sociale e patriottico. Esso deve avere un notevole posto nella giornata della scuola infantile, congiunto agli esercizi di ritmica e di educazione fisica, genialmente tradotti in forme di giuoco e in scenette. E' necessario non fare forzare i limiti dell'estensione vocale del bambino, ed armonizzare sempre il significato del testo parlato con la musica. Giuoco e lavoro. Giuoco e lavoro debbono avere il giusto risalto nella giornata educativa della scuola materna, il lavoro manuale, in senso proprio, il giardinaggio (lavori nell'orto e nel giardino e nella aiuola individuale con gli usi di attrezzi adatti); i piccoli allevamenti (di polli, di conigli, di bachi da seta); gli "esercizi di vita pratica" secondo le esigenze e le condizioni dell'attivita' scolastica, condotti con metodo familiare e finalita' educative (pulizia e ordine della persona, collaborazione dei bambini alla pulizia, all'ordine e all'abbelimento dell'ambiente; ornamento e decorazione dell'aula con fronde e fiori; cura delle piante in vaso e degli acquari, ecc.). Giuoco e lavoro concorrono, infatti, tanto e alla formazione e alla esplicazione della personalita' e all'educazione della volonta', quanto all'orientamento dei sentimenti sociali, avviando all'ordinamento della comunita' scolastica sotto una serena e spontanea disciplina, in una atmosfera operosa di vita. Questi orientamenti didattici tratteggiano la vita religiosa, morale, intellettuale, sociale e le attivita' del bambino, ma non impegnano ad un metodo didattico piuttosto che ad un altro. E' da desiderare anzi, che la ricerca nel campo della educazione prescolastica, che costituisce per tanta parte una gloria italiana, basti ricordare i nomi dell'Aporti, delle Agazzi e della Montessori, sia intensificata in armonia col crescente sviluppo della scuola materna. Visto, il Ministro per la pubblica istruzione MORO
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