DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 9 settembre 1978, n. 914

Type DPR
Publication 1978-09-09
State In force
Source Normattiva
Reform history JSON API
Art. 1

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Vista la legge 16 giugno 1977, n. 348, che ha abolito l'insegnamento del latino nella scuola media; Considerata l'opportunita' di modificare in conseguenza il programma di insegnamento del latino nella quarta e quinta classe del ginnasio; Udito il parere del Consiglio nazionale della pubblica istruzione; Sulla proposta del Ministro della pubblica istruzione; Decreta: I programmi di studio del latino nella quarta e quinta classe del ginnasio vengono definiti secondo il testo allegato al presente decreto e vistato dal Ministro proponente e avranno decorrenza dal 10 settembre 1978.

PERTINI PEDINI

Visto, il Guardasigilli: BONIFACIO

Registrato alla Corte dei conti, addi' 30 dicembre 1978

Registro n. 139 Istruzione, foglio n. 389

Allegato

MODIFICAZIONI AI PROGRAMMI DI INSEGNAMENTO DEL LATINO NELLE QUARTE E QUINTE CLASSI DEL GINNASIO PREMESSA La legge 16 giugno 1977, n. 348, abrogando all'art. 1 il terzo e il quarto comma dell'art. 2 della legge 31 dicembre 1962, n. 1859 e all'art. 3 il comma quarto dell'art. 6 della stessa legge n. 1859, ha abolito nella scuola media l'insegnamento del latino, per quanto si riferisce sia alle elementari conoscenze integrative dell'italiano nella seconda classe sia all'insegnamento autonomo e facoltativo di questa disciplina nella classe terza, abolendo, di conseguenza, la prova di esame di latino, gia' prevista per gli alunni, che volevano iscriversi al liceo classico. In attesa pertanto di una necessaria generale riforma dei programmi di latino nel quinquennio del classico - riforma legata anche alle innovazioni dell'ordinamento della scuola secondaria - poiche' gia' dal prossimo anno scolastico 1978-79 gli alunni accederanno alla classe quarta ginnasiale senza l'elementare tirocinio che prima facevano nella terza media, e' indispensabile un immediato intervento normativo per quanto riguarda i programmi di latino del biennio del ginnasio, un biennio che costituisce, a tutt'oggi e in modo particolare per le discipline classiche, un ciclo di studi da considerarsi unitariamente. S'intende che le varianti proposte, del resto limitate, com'e' giusto che sia in questa fase transitoria, avranno applicazione graduale. Il Ministero ritiene utile preporre a questo intervento alcune considerazioni che, affidate anche all'attenta e responsabile esperienza dei consigli di classe e dei docenti - un'esperienza che il Ministero si propone di seguire per trarne suggerimenti e ispirazione - potranno essere poi sviluppate e meglio motivate al momento della riforma definitiva dei programmi. All'approccio con il latino nella scuola secondaria dovrebbe giovare, oltre alla maggiore maturita' degli alunni (una realta' sulla quale, nella progettazione didattica, necessariamente nuova, si dovra' far leva), una piu' solida competenza linguistica; accostandosi al latino, i giovani dovrebbero ritrovare, approfondite e motivate, cognizioni gia' apprese nel triennio della media attraverso i riferimenti all'origine latina dell'italiano e anche attraverso la comparazione con la lingua straniera studiata. L'insegnamento del latino, anzi, gia' dai primi anni, dovrebbe avere nella scuola superiore, senza soluzione di continuita' con la scuola media, il fine non secondario di contribuire a una piu' approfondita conoscenza linguistica dell'italiano, permettendo agli alunni di notare i momenti significativi dell'evoluzione della lingua materna e della sua sempre maggiore autonomia nei confronti del latino. Per l'avviamento allo studio del latino sara' opportuno chiarire le fondamentali caratteristiche di una lingua iperflessiva come il latino a confronto con l'italiano. L'accostamento alla declinazione dovra' essere graduale e controllatissimo, non solo perche' e' fenomeno complesso, lontano dalla comune sensibilita' linguistica di chi parla italiano, ma anche perche' esso e' sostanzialmente responsabile della struttura della frase latina, sia per l'ordine delle parole, piu' libero rispetto a quello dell'italiano, sia per la sua maggiore sinteticita'. Naturalmente, anche nel momento dell'apprendimento delle tecniche flessive sara' utile il confronto con le caratteristiche fonetiche, morfologiche, sintattiche dell'italiano e della lingua straniera studiata. Tale confronto diverra' assolutamente indispensabile per quanto concerne il sistema di porre in relazione tra loro i termini di una frase. Potranno essere utili allo scopo materiali opportunamente scelti e organizzati, secondo le teorie piu' aggiornate (testi, esercizi strutturali attivanti di sostituzione, di trasformazione, di traduzione, esercizi programmati, ecc.). In questo modo gli alunni apprenderanno i meccanismi della lingua e implicitamente (che non e' induttivamente) le regole della grammatica. Nell'organizzazione di questo materiale occorrera' partire da cio' che e' di per se' significativo, come sintassi e semantica, per arrivare agli elementi in se' meno significativi, come fonemi e morfemi. Per la morfologia non si dovra' rinunziare a vere e proprie sistemazioni grammaticali. In questa fase sara' opportuno, anche per guadagnare tempo e per rendere piu' agevole l'impegno della lettura, a scopo quindi puramente strumentale, ricorrere ai tradizionali schemi delle flessioni nominali e verbali. Andra' tuttavia tenuto presente che l'eta' dell'adolescenza e' meno adatta di quella della preadolescenza a esercitazioni mnemoniche. Con particolare attenzione dovra' essere considerata la possibilita', offerta ora per la prima volta, di usufruire del contemporaneo studio, esso pure iniziale, del greco, per confronti e richiami, che saranno molto importanti non solo per l'apprendimento dell'una e dell'altra lingua (per qualche parte potra' trattarsi di un vero e proprio insegnamento comparato), ma anche per un approfondimento in generale della competenza linguistica. Poiche' lo studio del latino dovra' d'ora in poi essere contenuto nell'arco di cinque anni e, a tutt'oggi, non sono disposte variazioni d'orario, i docenti dovranno tenere come punto di riferimento alla loro azione il contenimento nel biennio dell'insegnamento linguistico di base, che andra' pertanto - ma questo era gia' un suggerimento dei programmi vigenti, quelli emanati con ordinanza ministeriale 20 marzo 1967 (e, per il biennio degli istituti superiori, gia' con ordinanza ministeriale 2 maggio 1965), - sensibilmente ridimensionato. Non puo' infatti dimenticarsi che al centro dell'insegnamento del latino dovra' rimanere, come gia' i programmi prescrivevano, la meditata lettura diretta dei testi. S'intende che attraverso la lettura dei testi l'insegnamento linguistico continua, si perfeziona e si motiva (e cio' avverra' precipuamente nel successivo triennio); anzi, per certi aspetti, che hanno piu' di una connessione con lo stile, come quello lessicale-semantico e quello sintattico, lo studio della lingua non sembra correttamente attuabile se non attraverso la lettura. Si vuole insomma qui ribadire che lo studio della grammatica e la lettura degli autori non sono momenti distinti l'uno dall'altro: leggendo, non solo si verificano, ma anche si anticipano norme grammaticali. Per la sintassi, di tanto in tanto e per problemi particolari, potranno essere opportuni approfondimenti e sistemazioni, con analisi organica e coordinata, ma lineare ed essenziale. Tali approfondimenti siano tuttavia limitati alle strutture piu' comuni. Per quanto riguarda la lettura dei testi - i primi facili testi, a cui gli alunni si accosteranno - essa, se vorra' essere efficace, dovra' essere fatta in classe da parte degli insegnanti (ma questo sara' necessario anche con alunni piu' adulti, negli anni successivi). La lettura fatta in classe varra', oltre che a guidare e ad aiutare gli allievi nella riflessione sulle strutture della lingua, a far cogliere il significato dei passi letti, a far comprendere e sentire i temi in essi presenti, a stimolare interessi piu' ampi, a guidare ad un'iniziale penetrazione del mondo latino nei suoi aspetti piu' vari e piu' vivi. Come nello studio serio di qualsiasi lingua, gli alunni dovranno essere abituati alla lettura espressiva e ad alta voce, da farsi in classe da parte dell'insegnante, come si diceva prima, e sotto la guida dell'insegnante poi, e da ripetersi piu' volte a significato compreso. Questo, che vale per ogni lingua, vale soprattutto per la lingua latina, per la quale la lettura fu sempre fatta ad alta voce e la lezione del maestro fu costantemente la base di ogni insegnamento. Tutto questo lavoro insegnera' gradualmente all'alunno "come si legge" un testo e sara' addestramento importante per l'esercitazione scritta individuale, in classe e a casa, rappresentata dalla versione dal latino in italiano. A questa versione, che costituira' l'unica prova scritta per gli esami di idoneita' e di promozione alla classe quinta e al primo anno del triennio, saranno affiancate, come strumento didattico, per chiarire forme e costrutti, esercitazioni (frasi e brevi versioni) dall'italiano. PROGRAMMA IV Ginnasiale Studio della lingua: graduale conoscenza, anche mediante l'analisi di testi opportunamente scelti, delle strutture morfosintattiche, e loro sistemazione. Lettura di testi adeguati all'esperienza degli alunni, soprattutto al fine dell'apprendimento linguistico. Versioni dal latino ed esercitazioni dall'italiano. V Ginnasiale Studio della lingua: completamento e sistemazione dello studio 4 della morfologia e della sintassi, anche mediante l'analisi di testi opportunamente scelti. Lettura di un'antologia di prosatori prevalentemente storici, adeguati all'esperienza che gli alunni hanno della lingua. Versioni, dal latino ed esercitazioni dall'italiano. Visto, il Ministro della pubblica istruzione PEDINI

La consultazione di questo documento non sostituisce la lettura della Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. Non ci assumiamo responsabilità per eventuali inesattezze derivanti dalla trascrizione dell'originale in questo formato.