DECRETO 28 gennaio 2013, n. 107

Type Decreto
Publication 2013-01-28
Ultimo aggiornamento 2013-09-26
State In force
Source Normattiva
articles 1
Reform history JSON API

Entrata in vigore del provvedimento: 11/10/2013

IL MINISTRO DELL'AMBIENTE

E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO

E DEL MARE

Vista la legge 31 dicembre 1982, n. 979, recante disposizioni per la difesa del mare;

Vista la legge 8 luglio 1986, n. 349, recante l'istituzione del Ministero dell'ambiente e norme in materia di danno ambientale;

Vista la legge 6 dicembre 1991, n. 394, legge quadro sulle aree protette, ed in particolare gli articoli 8, 11 e 17;

Visto l'articolo 77, comma 1, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, che, ai sensi dell'articolo 1, comma 4, lettera c), della legge 15 marzo 1997, n. 59, definisce di rilievo nazionale i compiti e le funzioni in materia di parchi naturali e riserve statali, marine e terrestri, attribuiti allo Stato dalla legge 6 dicembre 1991, n. 394;

Visto il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, recante norme sulla riforma dell'organizzazione del Governo, e le sue successive modifiche;

Visto il decreto del Presidente della Repubblica 3 agosto 2009, n. 140, recante il regolamento di organizzazione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, pubblicato in data 1° ottobre 2009 nella Gazzetta Ufficiale n. 228;

Visto il decreto del Ministro dell'agricoltura e delle foreste 18 maggio 1981, n. 141, con il quale l'area di Torre Guaceto e' stata dichiarata zona umida di importanza internazionale ai sensi della Convenzione internazionale firmata a Ramsar il 2 febbraio 1971;

Visto il decreto del Ministro dell'ambiente di concerto con il Ministro della marina mercantile del 4 dicembre 1991, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 115 del 19 maggio 1992, recante l'istituzione dell'area marina protetta denominata «Torre Guaceto»;

Visto il decreto del Ministro dell'ambiente del 4 febbraio 2000, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 124 del 30 maggio 2000, recante l'istituzione della Riserva naturale Statale denominata «Torre Guaceto»;

Considerato che, su proposta della Regione Puglia, le aree di Torre Guaceto e di Macchia San Giovanni sono state individuate quale sito di importanza comunitaria (S.I.C.) (codice sito IT9140005) ai sensi della Direttiva 92/43/CEE «Habitat»;

Considerato che, su proposta della Regione Puglia, l'area di Torre Guaceto e' stata designata quale zona di protezione speciale (Z.P.S.) (codice IT9140008) ai sensi della direttiva 79/409/CEE «Conservazione degli uccelli selvatici»;

Visto che la gestione della riserva naturale statale e dell'area marina protetta di Torre Guaceto, ai sensi dell'articolo 4 del decreto 4 febbraio 2000 istitutivo della Riserva naturale statale, e' affidata a un Consorzio costituito dai Comuni di Carovigno e di Brindisi e dall'Associazione World Wildlife Found - W.W.F. Italia;

Vista la nota prot. n. 1322 del 27 giugno 2005 con la quale il Consorzio di gestione della Riserva naturale statale di Torre Guaceto ha trasmesso il Piano di gestione della Riserva e il relativo regolamento attuativo - approvati dal Consiglio di Amministrazione del Consorzio il 31 marzo 2005 e dall'Assemblea Consortile il 6 maggio 2005 - ai fini dell'adozione da parte del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la Regione Puglia, ai sensi dell'articolo 17 della legge 6 dicembre 1991, n. 394;

Visto il parere favorevole espresso dalla Commissione di Riserva, ai sensi dell'articolo 3, comma 1, del decreto 4 febbraio 2000 istitutivo della Riserva naturale statale, nelle sedute del 10 gennaio 2006 e del 7 marzo 2006 in merito al Piano di Gestione e al relativo regolamento attuativo approvati dal Consorzio di gestione;

Considerato che il Piano di gestione sottoposto per l'adozione contiene misure relative alla gestione della Z.P.S. Torre Guaceto IT9140008, interna alla riserva e all'area marina protetta, e della parte terrestre del S.I.C. «Torre Guaceto e Macchia San Giovanni» IT9140005, ricompreso parzialmente nella riserva e nell'area marina protetta;

Vista la nota prot. n. 245 del 28 febbraio 2007 con la quale il Consorzio di Gestione ha trasmesso per la verifica e la valutazione l'aggiornamento del Piano di gestione e del relativo Regolamento della riserva naturale statale di Torre Guaceto e del S.I.C. «Torre Guaceto e Macchia San Giovanni» IT9140005;

Visto il decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare del 17 ottobre 2007, «Criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e a Zone di Protezione Speciale (ZPS)» pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 258 del 6 novembre 2007 che all'art. 2, commi 2 e 3, e all'art. 3, commi 2 e 4, prevede «per le ZSC e le ZPS o per le loro porzioni ricadenti all'interno di aree naturali protette o di aree marine protette di rilievo nazionale gia' istituite ai sensi della legislazione vigente, la gestione rimane affidata all'ente gestore dell'area protetta» e «le misure di conservazione sono individuate ad eventuale integrazione delle misure di salvaguardia e delle previsioni normative definite dai rispettivi strumenti di regolamentazione e pianificazione esistenti»;

Valutata la coerenza delle misure di conservazione previste dal Piano di gestione della Riserva per la ZPS e per la porzione del SIC interne alla Riserva stessa con i criteri minimi uniformi per la definizione delle misure di conservazione dei siti Natura 2000 stabiliti dal citato decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare del 17 ottobre 2007;

Vista la delibera di Giunta della Regione Puglia n. 2247 del 29 dicembre 2007, pubblicata nel Bollettino Ufficiale n. 15 del 25 gennaio 2008, con la quale la Regione Puglia ha espresso parere favorevole:

all'adozione del Piano di gestione e del relativo regolamento attuativo della riserva naturale statale di Torre Guaceto e del S.I.C. «Torre Guaceto e Macchia San Giovanni» IT9140005;

all'affidamento della gestione della Z.P.S. «Torre Guaceto» e della porzione del S.I.C. interna al perimetro della Riserva naturale statale e dell'Area marina protetta al Consorzio di gestione della Riserva naturale statale e dell'Area marina protetta;

Ritenuto pertanto di poter provvedere all'adozione del Piano di gestione della Riserva naturale statale di Torre Guaceto e del relativo regolamento, ai sensi dell'articolo 17 della legge n. 394/91;

Ritenuto di poter provvedere all'adozione del Piano di gestione anche quale strumento di gestione della porzione del S.I.C. «Torre Guaceto e Macchia San Giovanni» interna al perimetro della Riserva e della Z.P.S. «Torre Guaceto»;

Visto l'articolo 17, commi 3 e 4, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni;

Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla Sezione consultiva per gli atti normativi nella adunanza del 30 agosto 2012;

Vista la comunicazione al Presidente del Consiglio dei ministri in data 31 ottobre 2012;

Adotta

il seguente regolamento:

Art. 1

1.E' approvato il piano di gestione quinquennale e il relativo regolamento attuativo della Riserva naturale statale di Torre Guaceto. Il regolamento restera' comunque in vigore sino all'eventuale approvazione di un nuovo regolamento attuativo. Il detto Piano di gestione e' altresi' adottato anche quale strumento di gestione della porzione del S.I.C. «Torre Guaceto e Macchia San Giovanni» interna al perimetro della Riserva e della Z.P.S. «Torre Guaceto».

Il Ministro: Clini

Visto, il Guardasigilli: Severino Registrato alla Corte dei conti il 13 agosto 2013 Ufficio controllo atti Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del

mare, registro n. 8, foglio n. 332

Avvertenza: Il testo delle note qui pubblicato e' stato redatto dall'amministrazione competente per materia, ai sensi dell'art. 10, comma 3, del testo unico delle disposizioni sulla promulgazione delle leggi, sull'emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana, approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge alle quali e' operato il rinvio. Restano invariati il valore e l'efficacia degli atti legislativi qui trascritti. Per le direttive CEE vengono forniti gli estremi di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale delle Comunita' europee (GUCE). Note alle premesse: - La legge 31 dicembre 1982, n. 979 (Disposizioni per la difesa del mare) e' pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 18 gennaio 1983, n. 16, S.O. - La legge 8 luglio 1986, n. 349 (Istituzione del Ministero dell'ambiente e norme in materia di danno ambientale) e' pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 15 luglio 1986, n. 162, S.O. - Si riporta il testo degli articoli 8, 11 e 17 della legge 6 dicembre 1991, n. 394 (Legge quadro sulle aree protette), pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 13 dicembre 1991, n. 292, S.O.: «Art. 8 (Istituzione delle aree naturali protette nazionali). - 1. I parchi nazionali individuati e delimitati secondo le modalita' di cui all'articolo 4 sono istituiti e delimitati in via definitiva con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell'ambiente, sentita la regione. 2. Le riserve naturali statali, individuate secondo le modalita' di cui all'articolo 4, sono istituite con decreto del Ministro dell'ambiente, sentita la regione. 3. Qualora il parco o la riserva interessi il territorio di una regione a statuto speciale o provincia autonoma si procede di intesa. 4. Qualora il parco o la riserva interessi il territorio di piu' regioni, ivi comprese quelle a statuto speciale o province autonome, e' comunque garantita una configurazione ed una gestione unitaria. 5. Con il provvedimento che istituisce il parco o la riserva naturale possono essere integrate, sino alla entrata in vigore della disciplina di ciascuna area protetta, le misure di salvaguardia introdotte ai sensi dell'articolo 6. 6. Salvo quanto previsto dall'articolo 34, commi 1 e 2, e dall'articolo 35, commi 1, 3, 4 e 5, alla istituzione di enti parco si provvede sulla base di apposito provvedimento legislativo. 7. Le aree protette marine sono istituite in base alle disposizioni di cui all'articolo 18.». «Art. 11 (Regolamento del parco). - 1. Il regolamento del parco disciplina l'esercizio delle attivita' consentite entro il territorio del parco ed e' adottato dall'Ente parco, anche contestualmente all'approvazione del piano per il parco di cui all'articolo 12 e comunque non oltre sei mesi dall'approvazione del medesimo. 2. Allo scopo di garantire il perseguimento delle finalita' di cui all'articolo 1 e il rispetto delle caratteristiche naturali, paesistiche, antropologiche, storiche e culturali locali proprie di ogni parco, il regolamento del parco disciplina in particolare: a) la tipologia e le modalita' di costruzione di opere e manufatti; b) lo svolgimento delle attivita' artigianali, commerciali, di servizio e agro-silvo-pastorali; c) il soggiorno e la circolazione del pubblico con qualsiasi mezzo di trasporto; d) lo svolgimento di attivita' sportive, ricreative ed educative; e) lo svolgimento di attivita' di ricerca scientifica e biosanitaria; f) i limiti alle emissioni sonore, luminose o di altro genere, nell'ambito della legislazione in materia; g) lo svolgimento delle attivita' da affidare a interventi di occupazione giovanile, di volontariato, con particolare riferimento alle comunita' terapeutiche, e al servizio civile alternativo; h) l'accessibilita' nel territorio del parco attraverso percorsi e strutture idonee per disabili, portatori di handicap e anziani. 2-bis. Il regolamento del parco valorizza altresi' gli usi, i costumi, le consuetudini e le attivita' tradizionali delle popolazioni residenti sul territorio, nonche' le espressioni culturali proprie e caratteristiche dell'identita' delle comunita' locali e ne prevede la tutela anche mediante disposizioni che autorizzino l'esercizio di attivita' particolari collegate agli usi, ai costumi e alle consuetudini suddette, fatte salve le norme in materia di divieto di attivita' venatoria previste dal presente articolo. 3. Salvo quanto previsto dal comma 5, nei parchi sono vietate le attivita' e le opere che possono compromettere la salvaguardia del paesaggio e degli ambienti naturali tutelati con particolare riguardo alla flora e alla fauna protette e ai rispettivi habitat. In particolare sono vietati: a) la cattura, l'uccisione, il danneggiamento, il disturbo delle specie animali; la raccolta e il danneggiamento delle specie vegetali, salvo nei territori in cui sono consentite le attivita' agro-silvo-pastorali, nonche' l'introduzione di specie estranee, vegetali o animali, che possano alterare l'equilibrio naturale; b) l'apertura e l'esercizio di cave, di miniere e di discariche, nonche' l'asportazione di minerali; c) la modificazione del regime delle acque; d) lo svolgimento di attivita' pubblicitarie al di fuori dei centri urbani, non autorizzate dall'Ente parco; e) l'introduzione e l'impiego di qualsiasi mezzo di distruzione o di alterazione dei cicli biogeochimici; f) l'introduzione, da parte di privati, di armi, esplosivi e qualsiasi mezzo distruttivo o di cattura, se non autorizzati; g) l'uso di fuochi all'aperto; h) il sorvolo di velivoli non autorizzato, salvo quanto definito dalle leggi sulla disciplina del volo. 4. Il regolamento del parco stabilisce altresi' le eventuali deroghe ai divieti di cui al comma 3. Per quanto riguarda la lettera a) del medesimo comma 3, esso prevede eventuali prelievi faunistici ed eventuali abbattimenti selettivi, necessari per ricomporre squilibri ecologici accertati dall'Ente parco. Prelievi e abbattimenti devono avvenire per iniziativa e sotto la diretta responsabilita' e sorveglianza dell'Ente parco ed essere attuati dal personale dell'Ente parco o da persone all'uopo espressamente autorizzate dall'Ente parco stesso. 5. Restano salvi i diritti reali e gli usi civici delle collettivita' locali, che sono esercitati secondo le consuetudini locali. Eventuali diritti esclusivi di caccia delle collettivita' locali o altri usi civici di prelievi faunistici sono liquidati dal competente commissario per la liquidazione degli usi civici ad istanza dell'Ente parco. 6. Il regolamento del parco e' approvato dal Ministro dell'ambiente, previo parere degli enti locali interessati, da esprimersi entro quaranta giorni dalla richiesta, e comunque d'intesa con le regioni e le province autonome interessate; il regolamento acquista efficacia novanta giorni dopo la sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Entro tale termine i comuni sono tenuti ad adeguare alle sue previsioni i propri regolamenti. Decorso inutilmente il predetto termine le disposizioni del regolamento del parco prevalgono su quelle del comune, che e' tenuto alla loro applicazione.». «Art. 17 (Riserve naturali statali). - 1. Il decreto istitutivo delle riserve naturali statali, di cui all'articolo 8, comma 2, oltre a determinare i confini della riserva ed il relativo organismo di gestione, ne precisa le caratteristiche principali, le finalita' istitutive ed i vincoli principali, stabilendo altresi' indicazioni e criteri specifici cui devono conformarsi il piano di gestione delle riserva ed il relativo regolamento attuativo, emanato secondo i principi contenuti nell'articolo 11 della presente legge. Il piano di gestione della riserva ed il relativo regolamento attuativo sono adottati dal Ministro dell'ambiente entro i termini stabiliti dal decreto istitutivo della riserva stessa, sentite le regioni a statuto ordinario e d'intesa con le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano. 2. Sono vietati in particolare: a) ogni forma di discarica di rifiuti solidi e liquidi; b) l'accesso nelle riserve naturali integrali a persone non autorizzate, salvo le modalita' stabilite dagli organi responsabili della gestione della riserva.». - Si riporta il testo dell'articolo 77, comma 1, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della L. 15 marzo 1997, n. 59), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 21 aprile 1998, n. 92, S.O. «Art. 77 (Compiti di rilievo nazionale). - 1. Ai sensi dell'articolo 1, comma 4, lettera c), della legge 15 marzo 1997, n. 59, hanno rilievo nazionale i compiti e le funzioni in materia di parchi naturali e riserve statali, marine e terrestri, attribuiti allo Stato dalla legge 6 dicembre 1991, n. 394. 2. L'individuazione, l'istituzione e la disciplina generale dei parchi e delle riserve nazionali, comprese quelle marine e l'adozione delle relative misure di salvaguardia sulla base delle linee fondamentali della Carta della natura, sono operati, sentita la Conferenza unificata.». - Il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300 (Riforma dell'organizzazione del Governo, a norma dell'articolo 11 della L. 15 marzo 1997, n. 59) e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 30 agosto 1999, n. 203, S.O.: - La direttiva 79/409/CEE, del Consiglio del 2 aprile 1979 concernente la conservazione degli uccelli selvatici e' pubblicata nella Gazzetta Ufficiale delle Comunita' europee n. L 103/1 del 25 aprile 1979. - Si riporta il testo degli articoli 4 e 3 del decreto del Ministro dell'ambiente 4 febbraio 2000 (Istituzione della riserva naturale statale denominata «Torre Guaceto»), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 30 maggio 2000, n. 124: «Art. 4 (Organismo di gestione). - 1. L'organismo di gestione della riserva naturale statale, previsto dall'art. 17, comma 1, della legge 6 dicembre 1991, n. 394, e' individuato nel consorzio misto fra l'amministrazione comunale di Brindisi, l'Amministrazione comunale di Carovigno e l'associazione protezionistica senza fini di lucro World Wildlife Found - WWF Italia. 2. Col predetto organismo di gestione il Ministero dell'ambiente stipula entro 60 giorni dall'entrata in vigore del presente decreto una apposita convenzione. Tale convenzione dovra' prevedere le strutture ed il personale, che operera' alle dipendenze dell'organismo di gestione della riserva, da utilizzare nella gestione della riserva stessa. 3. All'organismo individuato dal comma 1 del presente articolo, dall'atto della sua costituzione, e' attribuita - altresi' la gestione della riserva naturale marina denominata «Torre Guaceto». 4. Fino alla costituzione dell'organismo di gestione di cui al comma 1 del presente articolo, la gestione della riserva naturale marina denominata «Torre Guaceto» continua ad essere provvisoriamente affidata, ai sensi dell'art. 5 del decreto ministeriale 4 dicembre 1991, all'Ispettorato centrale per la difesa del mare. 5. La commissione della riserva naturale marina denominata «Torre Guaceto», di cui all'art. 28 della legge 31 dicembre 1982, n. 979, a partire dalla sua ricostituzione ai sensi dell'art. 2, comma 16, della legge 9 dicembre 1998, n. 426, sara' istituita presso l'organismo di gestione di cui al comma 1 del presente articolo.». «Art. 3 (Commissione di riserva). - 1. Al fine di formulare indirizzi e proposte nonche' rendere - di sua iniziativa o su richiesta dell'organismo di gestione o del Ministro dell'ambiente - pareri tecnico-scientifici, e' istituita la commissione di riserva. I pareri della commissione di riserva devono essere espressi entro 60 giorni dalla richiesta scaduti i quali il parere si intende favorevolmente espresso. In particolare la commissione esprime un parere obbligatorio sul piano di gestione e sul relativo regolamento attuativo, nonche' su quanto previsto dal successivo art. 8. 2. La commissione di riserva, nominata con successivo decreto del Ministro dell'ambiente, e' composta da: un rappresentante del Ministero dell'ambiente che la presiede; un rappresentante del Ministero per i beni e le attivita' culturali; un rappresentante della regione Puglia; un rappresentante della provincia di Brindisi; un rappresentante del comune di Brindisi; un rappresentante del comune di Carovigno; un rappresentante designato dall'Universita' di Bari; un rappresentante designato dalle associazioni ambientaliste riconosciute ai sensi dell'art. 13 della legge 8 luglio 1986, n. 349. 3. La commissione di riserva e' legittimamente insediata allorche' sia stata nominata la maggioranza dei suoi componenti. 4. Le sedute della commissione di riserva sono valide con la presenza della maggioranza assoluta dei componenti e le decisioni sono validamente adottate con il voto della maggioranza dei presenti. In caso di parita' prevale il voto del presidente. 5. La commissione di riserva rimane in carica per un triennio dalla data di insediamento e viene convocata almeno una volta ogni due mesi. Gli oneri per il funzionamento della commissione di riserva sono posti a carico del Ministero dell'ambiente.». - Si riporta il testo dell'articolo 2, commi 2 e 3, e dell'articolo 3, commi 2 e 4, del decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 17 ottobre 2007 (Criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone speciali di conservazione - ZSC - e a Zone di protezione speciale - ZPS), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 6 novembre 2007, n. 258: «Art. 2 (Definizione delle misure di conservazione per le Zone speciali di conservazione - ZSC). - 1. I decreti del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare di designazione delle ZSC, adottati d'intesa con ciascuna regione e provincia autonoma interessata, secondo quanto previsto dall'art. 3, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357, e successive modificazioni, indicano il riferimento all'atto con cui le regioni e le province autonome adottano le misure di conservazione necessarie a mantenere in uno stato di conservazione soddisfacente gli habitat e le specie per i quali il sito e' stato individuato, conformemente agli indirizzi espressi nel decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio 3 settembre 2002 «Linee guida per la gestione dei siti Natura 2000» e alle disposizioni del presente decreto, assicurando la concertazione degli attori economici e sociali del territorio coinvolto. Eventuali modifiche alle misure di conservazione, che si rendessero necessarie sulla base di evidenze scientifiche, sono adottate dalle regioni e dalle province autonome e comunicate entro i trenta giorni successivi al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. 2. Le misure di conservazione previste nei rispettivi decreti di designazione per le ZSC o per le loro porzioni ricadenti all'interno di aree naturali protette o di aree marine protette di rilievo nazionale istituite ai sensi della legislazione vigente, sono individuate ad eventuale integrazione delle misure di salvaguardia ovvero delle previsioni normative definite dai rispettivi strumenti di regolamentazione e pianificazione esistenti. 3. Entro sei mesi dalla designazione delle ZSC le regioni e le province autonome adottano le relative misure di conservazione, provvedendo altresi' a comunicare al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare il soggetto affidatario della gestione di ciascuna ZSC. Per le ZSC o per le loro porzioni ricadenti all'interno di aree naturali protette o di aree marine protette di rilievo nazionale istituite ai sensi della legislazione vigente, la gestione rimane affidata all'ente gestore dell'area protetta. 4. Le misure di cui ai commi precedenti del presente articolo sono stabilite sulla base dei seguenti criteri minimi uniformi, da applicarsi a tutte le ZSC: a) divieto di bruciatura delle stoppie e delle paglie, nonche' della vegetazione presente al termine dei cicli produttivi di prati naturali o seminati, sulle superfici specificate ai punti seguenti: 1) superfici a seminativo ai sensi dell'art. 2, punto 1 del regolamento (CE) n. 796/2004, comprese quelle investite a colture consentite dai paragrafi a) e b) dell'art. 55 del regolamento (CE) n. 1782/2003 ed escluse le superfici di cui al successivo punto 2); 2) superfici a seminativo soggette all'obbligo del ritiro dalla produzione (set-aside) e non coltivate durante tutto l'anno e altre superfici ritirate dalla produzione ammissibili all'aiuto diretto, mantenute in buone condizioni agronomiche e ambientali a norma dell'art. 5 del regolamento (CE) n. 1782/2003. Sono fatti salvi interventi di bruciatura connessi ad emergenze di carattere fitosanitario prescritti dall'autorita' competente o a superfici investite a riso e salvo diversa prescrizione della competente autorita' di gestione; b) sulle superfici a seminativo soggette all'obbligo del ritiro dalla produzione (set-aside) e non coltivate durante tutto l'anno e altre superfici ritirate dalla produzione ammissibili all'aiuto diretto, mantenute in buone condizioni agronomiche e ambientali a norma dell'art. 5 del regolamento (CE) n. 1782/2003, obbligo di garantire la presenza di una copertura vegetale, naturale o artificiale, durante tutto l'anno, e di attuare pratiche agronomiche consistenti esclusivamente in operazioni di sfalcio, trinciatura della vegetazione erbacea, o pascolamento sui terreni ritirati dalla produzione sui quali non vengono fatti valere titoli di ritiro, ai sensi del regolamento (CE) n. 1782/2003. Dette operazioni devono essere effettuate almeno una volta all'anno, fatto salvo il periodo di divieto annuale di intervento compreso fra il 1° marzo e il 31 luglio di ogni anno, ove non diversamente disposto dalle regioni e dalle province autonome. Il periodo di divieto annuale di sfalcio o trinciatura non puo' comunque essere inferiore a 150 giorni consecutivi compresi fra il 15 febbraio e il 30 settembre di ogni anno. E' fatto comunque obbligo di sfalci e/o lavorazioni del terreno per la realizzazione di fasce antincendio, conformemente a quanto previsto dalle normative in vigore. In deroga all'obbligo della presenza di una copertura vegetale, naturale o artificiale, durante tutto l'anno sono ammesse lavorazioni meccaniche sui terreni ritirati dalla produzione nei seguenti casi: 1) pratica del sovescio, in presenza di specie da sovescio o piante biocide; 2) terreni interessati da interventi di ripristino di habitat e biotopi; 3) colture a perdere per la fauna, ai sensi dell'art. 1, lettera c), del decreto del Ministero delle politiche agricole e forestali del 7 marzo 2002; 4) nel caso in cui le lavorazioni siano funzionali all'esecuzione di interventi di miglioramento fondiario; 5) sui terreni a seminativo ritirati dalla produzione per un solo anno o, limitatamente all'annata agraria precedente all'entrata in produzione, nel caso di terreni a seminativo ritirati per due o piu' anni, lavorazioni del terreno allo scopo di ottenere una produzione agricola nella successiva annata agraria, comunque da effettuarsi non prima del 15 luglio dell'annata agraria precedente all'entrata in produzione. Sono fatte salve diverse prescrizioni della competente autorita' di gestione; c) divieto di conversione della superficie a pascolo permanente ai sensi dell'art. 2, punto 2, del regolamento (CE) n. 796/2004 ad altri usi; d) divieto di eliminazione degli elementi naturali e seminaturali caratteristici del paesaggio agrario con alta valenza ecologica individuati dalle regioni e dalle province autonome con appositi provvedimenti; e) divieto di eliminazione dei terrazzamenti esistenti, delimitati a valle da muretto a secco oppure da una scarpata inerbita; sono fatti salvi i casi regolarmente autorizzati di rimodellamento dei terrazzamenti eseguiti allo scopo di assicurare una gestione economicamente sostenibile; f) divieto di esecuzione di livellamenti non autorizzati dall'ente gestore; sono fatti salvi i livellamenti ordinari per la preparazione del letto di semina e per la sistemazione dei terreni a risaia; g) divieto di esercizio della pesca con reti da traino, draghe, ciancioli, sciabiche da natante, sciabiche da spiaggia e reti analoghe sulle praterie sottomarine, in particolare sulle praterie di posidonie (Posidonia oceanica) o di altre fanerogame marine, di cui all'art. 4 del regolamento (CE) n. 1967/06; h) divieto di esercizio della pesca con reti da traino, draghe, sciabiche da spiaggia e reti analoghe su habitat coralligeni e letti di maerl, di cui all'art. 4 del regolamento (CE) n. 1967/06; i) divieto di utilizzo di munizionamento a pallini di piombo all'interno delle zone umide, quali laghi, stagni, paludi, acquitrini, lanche e lagune d'acqua dolce, salata, salmastra, nonche' nel raggio di 150 metri dalle rive piu' esterne a partire dalla stagione venatoria 2008/09. 5. Le regioni e le province autonome, in collaborazione con AGEA e/o con gli Organismi Pagatori regionali, provvedono a individuare, e ove necessario ad aggiornare, i precisi riferimenti catastali delle aree ZSC, anche al fine di una corretta attuazione del regolamento (CE) n. 1782/2003 e del regolamento (CE) n. 1698/05.». «Art. 3 (Definizione delle misure di conservazione per le Zone di protezione speciale - ZPS). - 1. Le misure di conservazione ovvero gli eventuali piani di gestione previsti dall'art. 4 del decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357, e successive modificazioni, sono adottati ovvero adeguati dalle regioni e dalle province autonome con proprio atto entro tre mesi dall'entrata in vigore del presente decreto, sulla base degli indirizzi espressi nel decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio 3 settembre 2002 «Linee guida per la gestione dei siti Natura 2000», nonche' dei criteri minimi uniformi definiti col presente decreto e articolati come segue: criteri minimi uniformi per la definizione delle misure di conservazione valide per tutte le tipologie di ZPS; criteri minimi uniformi per la definizione delle misure di conservazione valide per specifiche tipologie di ZPS. 2. Per le ZPS o per le loro porzioni ricadenti all'interno di aree naturali protette o di aree marine protette di rilievo nazionale istituite ai sensi della legislazione vigente alla data di entrata in vigore del presente decreto, le misure di conservazione sono individuate ad eventuale integrazione delle misure di salvaguardia e delle previsioni normative definite dai rispettivi strumenti di regolamentazione e pianificazione esistenti. 3. Le ZPS si intendono designate, ovvero istituite, dalla data di trasmissione alla Commissione europea da parte del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dei formulari e delle cartografie delle medesime ZPS individuate dalle regioni e dalle province autonome, ovvero dalla sola data di trasmissione alla Commissione europea dei formulari e delle cartografie delle ZPS, da parte del Ministero dell'agricoltura e delle foreste, nel caso in cui la stessa designazione sia avvenuta precedentemente all'entrata in vigore della legge 11 febbraio 1992, n. 157. 4. Entro sei mesi dalla loro adozione, le regioni e le province autonome comunicano al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare le misure di conservazione nonche' il soggetto affidatario della gestione di ciascuna ZPS. Per le ZPS o per le loro porzioni ricadenti all'interno di aree naturali protette o di aree marine protette di rilievo nazionale istituite ai sensi della legislazione vigente alla data di entrata in vigore del presente decreto, la gestione rimane affidata all'ente gestore dell'area protetta. 5. Le regioni e le province autonome, in collaborazione con AGEA e/o con gli Organismi Pagatori regionali, provvedono a individuare, e, ove necessario ad aggiornare, i precisi riferimenti catastali delle aree ZPS, anche al fine di una corretta applicazione del regolamento (CE) n. 1782/2003 e del regolamento (CE) n. 1698/05.». - Si riporta il testo dell'articolo 17, commi 3 e 4, della legge 23 agosto 1988, n. 400 (Disciplina dell'attivita' di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri), pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 12 settembre 1988, n. 214, S.O.: «Art. 17 (Regolamenti). - 1. Con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, sentito il parere del Consiglio di Stato che deve pronunziarsi entro novanta giorni dalla richiesta, possono essere emanati regolamenti per disciplinare: a) l'esecuzione delle leggi e dei decreti legislativi, nonche' dei regolamenti comunitari; b) l'attuazione e l'integrazione delle leggi e dei decreti legislativi recanti norme di principio, esclusi quelli relativi a materie riservate alla competenza regionale; c) le materie in cui manchi la disciplina da parte di leggi o di atti aventi forza di legge, sempre che non si tratti di materie comunque riservate alla legge; d) l'organizzazione ed il funzionamento delle amministrazioni pubbliche secondo le disposizioni dettate dalla legge; e). 2. Con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, sentito il Consiglio di Stato e previo parere delle Commissioni parlamentari competenti in materia, che si pronunciano entro trenta giorni dalla richiesta, sono emanati i regolamenti per la disciplina delle materie, non coperte da riserva assoluta di legge prevista dalla Costituzione, per le quali le leggi della Repubblica, autorizzando l'esercizio della potesta' regolamentare del Governo, determinano le norme generali regolatrici della materia e dispongono l'abrogazione delle norme vigenti, con effetto dall'entrata in vigore delle norme regolamentari. 3. Con decreto ministeriale possono essere adottati regolamenti nelle materie di competenza del ministro o di autorita' sottordinate al ministro, quando la legge espressamente conferisca tale potere. Tali regolamenti, per materie di competenza di piu' ministri, possono essere adottati con decreti interministeriali, ferma restando la necessita' di apposita autorizzazione da parte della legge. I regolamenti ministeriali ed interministeriali non possono dettare norme contrarie a quelle dei regolamenti emanati dal Governo. Essi debbono essere comunicati al Presidente del Consiglio dei ministri prima della loro emanazione. 4. I regolamenti di cui al comma 1 ed i regolamenti ministeriali ed interministeriali, che devono recare la denominazione di «regolamento», sono adottati previo parere del Consiglio di Stato, sottoposti al visto ed alla registrazione della Corte dei conti e pubblicati nella Gazzetta Ufficiale. 4-bis. L'organizzazione e la disciplina degli uffici dei Ministeri sono determinate, con regolamenti emanati ai sensi del comma 2, su proposta del Ministro competente d'intesa con il Presidente del Consiglio dei ministri e con il Ministro del tesoro, nel rispetto dei principi posti dal decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni, con i contenuti e con l'osservanza dei criteri che seguono: a) riordino degli uffici di diretta collaborazione con i Ministri ed i Sottosegretari di Stato, stabilendo che tali uffici hanno esclusive competenze di supporto dell'organo di direzione politica e di raccordo tra questo e l'amministrazione; b) individuazione degli uffici di livello dirigenziale generale, centrali e periferici, mediante diversificazione tra strutture con funzioni finali e con funzioni strumentali e loro organizzazione per funzioni omogenee e secondo criteri di flessibilita' eliminando le duplicazioni funzionali; c) previsione di strumenti di verifica periodica dell'organizzazione e dei risultati; d) indicazione e revisione periodica della consistenza delle piante organiche; e) previsione di decreti ministeriali di natura non regolamentare per la definizione dei compiti delle unita' dirigenziali nell'ambito degli uffici dirigenziali generali. 4-ter. Con regolamenti da emanare ai sensi del comma 1 del presente articolo, si provvede al periodico riordino delle disposizioni regolamentari vigenti, alla ricognizione di quelle che sono state oggetto di abrogazione implicita e all'espressa abrogazione di quelle che hanno esaurito la loro funzione o sono prive di effettivo contenuto normativo o sono comunque obsolete.».

Allegato

Allegato Parte di provvedimento in formato grafico

Regolamento-art. 1

Articolo 1 Oggetto 1. Il presente Regolamento, disciplina le attivita' all'interno di ciascuna zona della Riserva Naturale dello Stato "Torre Guaceto", come individuate dall'articolo 1 del decreto del Ministro dell'Ambiente del 04 febbraio 2000 e definisce le norme per la tutela e la riqualificazione del patrimonio edilizio nonche' delle attivita' zootecniche presenti nel territorio della riserva. Sono fatte salve le finalita' della Riserva naturale Statale "Torre Guaceto" come previste all'articolo 2 del suddetto decreto istitutivo.

Regolamento-art. 2

Articolo 2 Norme generali 1. Con l'entrata in vigore del presente Regolamento, salvo quanto definito negli articoli 3,4,5,6, e 7, in tutto il territorio della Riserva non sono consentite le seguenti attivita': a) la cattura, l'uccisione, il danneggiamento, il disturbo della fauna selvatica; ne' vietato altresi' l'abbandono di specie animali non autoctone che possono alterare l'equilibrio naturale. Per il rilascio in liberta' di specie autoctone occorre l'autorizzazione del soggetto gestore, che altresi' autorizza il prelievo selettivo a fini gestionali; b) l'espianto o il danneggiamento delle specie vegetali spontanee presenti negli habitat prioritari e comunitari secondo la Direttiva 92/43/CEE (Direttiva Habitat). Il soggetto gestore consente interventi su tali specie o habitat per esigenze di tutela e conservazione della biodiversita'; c) ogni forma di stoccaggio definitivo di rifiuti solidi e liquidi; d) l'introduzione o rilascio di qualsiasi sostanza che alteri i cicli biogeochimici, ad eccezione del transito lungo la superstrada SS 379 e la linea ferroviaria; e) qualsiasi forma di campeggio; f) l'accensione di fuochi all'aperto; g) il sorvolo dei veivoli non autorizzati, salvo quanto definito dalle leggi sulla disciplina del volo; h) qualsiasi forma di manomissione dei segni antropici caratterizzanti il paesaggio rurale locale, quali muretti a secco, ciglionamenti, lunettamenti, acquari, cisterne, pozzi a trincea, palmenti, ecc.; i) la modifica del regime delle acque e l'alterazione dell'assetto idrogeormofologico (come grotte, inghiottitoi, vore, capoventi, lame, canali, ecc...) salvo autorizzazione del soggetto gestore per le finalita' di gestione, nonche' la trivellazione per l'apertura di nuovi pozzi e l'apertura e l'esercizio di cave o la riattivazione di quelle dismesse; l) l'esportazione del terreno vegetale dalle zone agricole e sabbia dalla fascia costiera; m) la realizzazione di nuove strade.

Regolamento-art. 3

Articolo 3 Norme integrative per le zone A 1. Sono consentite, previa autorizzazione del soggetto gestore: a) l'attivita' di ricerca e monitoraggio scientifico; b) l'attivita' di educazione ambientale. 2. Non sono consentite: a) l'introduzione o il rilascio di specie animali, salvo per esigenze di tutela e conservazione della biodiversita', previa autorizzazione del soggetto gestore; b) il rilascio o l'introduzione di specie vegetali, salvo per esigenze di tutela e conservazione della biodiversita', previa autorizzazione del soggetto gestore; c) l'accesso a mezzi e a persone senza specifica autorizzazione, fatta eccezione per gli organi di controllo, pubblica sicurezza e pubblico soccorso salvo quanto diversamente autorizzato dal soggetto gestore; d) alcun tipo di realizzazione di opera edilizia, stabile o precaria; ne' opere di urbanizzazione, ne' alcun altro intervento che modifichi lo stato dei luoghi; e) l'apposizione di segnaletica pubblicitaria; f) il prelievo di acqua di falda superficiale e profonda; g) la produzione di emissioni sonore e luminose tali da arrecare disturbo alla fauna.

Regolamento-art. 4

Articolo 4 Norme integrative per le Zone B 1. Sono consentite:: a) La tutela e la conservazione dell'area, l'attivita' di educazione ambientale, l'attivita' espositiva temporanea; b) l'attivita' di ricerca e monitoraggio scientifico, previa autorizzazione del soggetto gestore; c) l'attivita' di educazione ambientale, previa autorizzazione del soggetto gestore. 2. Non sono consentiti: a) il rilascio o l'introduzione di specie vegetali, salvo per esigenze di tutela e conservazione della biodiversita', previa autorizzazione del soggetto gestore; b) l'introduzione o il rilascio di specie animali, salvo per esigenze di tutela e conservazione della biodiversita', nonche' di fruizione, previa autorizzazione del soggetto gestore, e lungo i percorsi destinati a tale scopo; c) l'accensione di fuochi all'aperto, salvo diversamente disposto dal soggetto gestore per finalita' gestionali; d) l'accesso a mezzi e a persone dal tramonto all'alba, ne' l'accesso con mezzi motorizzati e attrezzature munite di motore a scoppio per l'intero arco della giornata; con l'eccezione degli organi di controllo, pubblica sicurezza e pubblico soccorso e di altri soggetti autorizzati dal soggetto gestore; e) la realizzazione di alcun tipo di opera edilizia, stabile o precaria; ne' di opere di urbanizzazione, ne' alcun altro intervento che modifichi lo stato dei luoghi, salvo diversamente autorizzato dal soggetto gestore per le finalita' di gestione; f) il prelievo di acqua di falda superficiale e profonda; g) l'apposizione di segnaletica pubblicitaria; h) la produzione di emissioni sonore e luminose tali da arrecare disturbo alla fauna.

Regolamento-art. 5

Articolo 5 Norme integrative per le Zone C 1. E' consentito: a) esercitare attivita' agricola, limitatamente alle aree attualmente coltivate; b) realizzare interventi previsti nell'articolo 10 comma 1 lettera a), b) e c), senza aumento di volumetria, senza modifica della sagoma e delle superfici utili; c) esercitare l'attivita' di ricerca e monitoraggio scientifico, previa autorizzazione del soggetto gestore; d) svolgere l'attivita' di educazione ambientale, previa autorizzazione del soggetto gestore. 2. Non e' consentito: a) realizzare alcun tipo di opera edilizia, stabile o precaria; ne' opere di urbanizzazione, ne' alcun altro intervento che modifichi lo stato dei luoghi, salvo quanto diversamente autorizzato dal soggetto gestore per le finalita' di gestione; b) accendere fuochi all'aperto, salvo quanto diversamente disposto dal soggetto gestore, per finalita' gestionali; c) bruciare le stoppie e i residui vegetali provenienti da potature e da scarti di lavorazione, che potranno essere tranciate e interrate al fine di arricchire la dotazione di sostanza organica nel terreno. Solo nel caso di casi di gravi infezioni da crittogame e da insetti, e' possibile accendere fuochi controllati per la bruciatura delle stoppie e dei residui vegetali, previa comunicazione al soggetto gestore a firma di tecnico abilitato; d) apporre segnaletica pubblicitaria; e) produrre emissioni sonore e luminose tali da arrecare disturbo alla fauna.

Regolamento-art. 6

Articolo 6 Norme integrative per la Zona D1 1. Sono consentite: a) la realizzazione di volumi per servizi igienici, per gli edifici che ne risultano sprovvisti, al fine di conseguire una residenzialita' esclusivamente in funzione della conduzione del fondo. Fatto salvo quanto previsto dai regolamenti comunali vigenti e dalle Norme Tecniche di Attuazione dei Piani Regolatori Generali (PRG) vigenti se piu' restrittive, gli interventi devono seguire le indicazioni tecniche previste dal presente regolamento. Le istanze sono presentate al soggetto gestore per il rilascio del nulla osta di cui al successivo articolo 38; b) sugli edifici esistenti, intendendosi per tali quelli provvisti di regolare titolo edilizio, e su quelli storici, l'effettuazione degli interventi di cui al successivo articolo 10, comma 1, lettera a), b) e c), senza possibilita' di incremento del numero di unita' immobiliari e senza possibilita' di cambio di destinazione d'uso eccetto quella da agricola a residenziale e viceversa. Fatto salvo quanto previsto dai regolamenti comunali vigenti e dalle Norme Tecniche di Attuazione dei PRG vigenti se piu' restrittive, gli interventi devono seguire le indicazioni tecniche previste dal presente regolamento. Le istanze sono presentate al soggetto gestore per il rilascio del nulla osta di cui al successivo articolo 38; c) la sistemazione delle aree scoperte di pertinenza delle costruzioni rurali preesistenti. La realizzazione di delimitazioni dei confini di proprieta', deve essere realizzata con materiali e tecnologie tipici dei luoghi. Fatto salvo quanto previsto dai regolamenti comunali vigenti e dalle Norme Tecniche di Attuazione dei PRG vigenti se piu' restrittive, gli interventi devono seguire le indicazioni tecniche previste dal presente regolamento; le istanze sono presentate al soggetto gestore per il rilascio del nulla osta di cui al successivo articolo 38; d) la realizzazione di opere di urbanizzazione a rete (es. pubblica illuminazione, rete distribuzione energia elettrica, rete distribuzione acqua potabile, rete telefonica, ecc.) con tracciato interrato. I relativi impianti tecnologici di servizio (es. cabine Enel, telefoniche, ecc.) devono essere adeguatamente inseriti nel contesto o interrati. Gli elementi verticali di sostegno dei corpi illuminanti devono essere localizzati esclusivamente lungo i percorsi stradali interessati da residenze; e) la realizzazione di interventi di miglioramento fondiario (nel rispetto dei segni antropici caratterizzanti il paesaggio rurale locale) a servizio dell'attivita' agricola quali: - magazzini, depositi attrezzi, ecc., utilizzando il patrimonio edilizio esistente; - miglioramento della fertilita' dei suoli attraverso le modificazioni del franco di coltivazione con spietramenti, scassi, nuove condotte idriche e impianti irrigui, cisterne, strade poderali ecc.; Fatto salvo quanto previsto dai regolamenti comunali vigenti e dalle Norme Tecniche di Attuazione dei PRG vigenti se piu' restrittive, gli interventi devono seguire le indicazioni tecniche previste dal presente regolamento; le istanze sono presentate al soggetto gestore per il rilascio del nulla osta di cui al successivo articolo 38; f) la realizzazione di siepi frangivento utilizzando esclusivamente specie tipiche della vegetazione mediterranea; g) la produzione di emissioni sonore di dissuasione per la fauna selvatica che provochi danni alle coltivazioni, previa autorizzazione del soggetto gestore; h) la bruciatura delle stoppie e dei residui vegetali provenienti da potature e da scarti di lavorazione, secondo la normativa vigente, previa comunicazione al soggetto gestore a firma di tecnico abilitato; 2. Non e' consentito: a) mutare o alterare l'ordinamento colturale dell'oliveto secolare; b) bruciare qualsiasi rifiuto derivante dall'attivita' agricola (film in plastica, tubi di irrigazione, contenitori di fitofarmaci, cassette, contenitori di polistirolo per piantine, ecc.). Per gli stessi, rientranti nella categoria dei rifiuti speciali-non pericolosi, valgono tassativamente le norme in materia di smaltimento dei rifiuti; c) installare ripetitori telefonici e ponti radio.

Regolamento-art. 7

Articolo 7 Norme integrative per la Zona D2 1. E' consentito: a) realizzare nuove strutture edilizie per attivita' ed uso finalizzati alla conduzione dei fondi e per attivita' agricole complementari (agriturismo, vendita di prodotti agricoli anche trasformati, ecc.); nonche', servizi di permanenza temporanea correlati al "bene mare" come scuole di vela, strutture per la balneazione, scuole sub ecc.; fatto salvo quanto previsto dai vigenti regolamenti comunali e dalle norme tecniche di attuazione dei PRG vigenti se piu' restrittive, previo parere vincolante dell'Ispettorato provinciale dell'agricoltura, gli interventi devono seguire le indicazioni tecniche previste dal presente regolamento. Le istanze sono presentate al soggetto gestore per il rilascio del nulla osta di cui al successivo articolo 38; b) sugli edifici esistenti, intendendosi per tali provvisti di regolare titolo edilizio, e su quelli storici, effettuare interventi di cui all'articolo 10 comma 1 lettera a), b), c), senza possibilita' di incremento del numero di unita' immobiliari e senza possibilita' di cambio di destinazione d'uso eccetto quella da agricola a residenziale e viceversa, nonche' quelle finalizzate all'espletamento delle attivita' di cui alla precedente lettera a). Fatto salvo quanto previsto dai vigenti regolamenti comunali e dalle norme tecniche di attuazione dei PRG vigenti se piu' restrittive, previo parere vincolante dell'Ispettorato provinciale dell'agricoltura, gli interventi devono seguire le indicazioni tecniche previste dal presente regolamento. Le istanze sono presentate dal soggetto gestore per il rilascio del nulla osta di cui al successivo articolo 38; c) attribuire le seguenti destinazioni d'uso, fatto salvo quanto previsto dai regolamenti comunali vigenti e dalle Norme Tecniche di Attuazione dei PRG vigenti se piu' restrittive: - residenza rurale, ovvero strutture di servizio all'agricoltura e quelle attivita' integrative previste e regolamentate dalle normative vigenti; - residenza temporanea oppure di rotazione in funzione delle finalita' di fruizione turistico-naturalistiche; - vendita di prodotti agricoli coltivati in zona; - il cambio di destinazione d'uso fra quelle consentite di cui alla presente lettera; - scuole di vela, strutture per la balneazione, scuole sub, servizi di permanenza temporanea in funzione delle finalita' di fruizione delle attivita' correlate al "bene mare"; d) sistemare le aree scoperte di pertinenza delle costruzioni preesistenti provviste di regolare titolo Edilizio, ivi comprese le sistemazioni funzionali alla balneazione e fruizione delle attivita' di cui alla lettera a) e tra queste sistemazioni di aree di manovra e sosta temporanea, coperture amovibili per il ricovero delle attrezzature correlate alle attivita' (imbarcazioni, ecc.), unita' amovibili sperimentali architettonicamente sostenibili ed ecocompatibili. La realizzazione di delimitazioni dei confini di proprieta', deve essere realizzata con materiali e tecnologie tipici del luoghi. Fatto salvo quanto previsto dai vigenti regolamenti comunali e dalle norme tecniche di attuazione dei PRG vigenti se piu' restrittive, previo parere vincolante dell'Ispettorato provinciale dell'agricoltura, gli interventi devono seguire le indicazioni tecniche previste dal presente regolamento. Le istanze sono presentate dal soggetto gestore per il rilascio del nulla osta di cui al successivo articolo 38; e) realizzare opere di urbanizzazione a rete (es. pubblica illuminazione, rete di distribuzione di energia elettrica, rete di distribuzione di acqua potabile, rete telefonica, ecc.) con tracciato interrato. I relativi impianti tecnologici di servizio (es. cabine Enel, telefoniche, ecc.) devono essere adeguatamente inseriti nel contesto o interrati. Gli elementi verticali di sostegno dei corpi illuminanti devono essere localizzati esclusivamente lungo i percorsi stradali interessati da residenze; f) realizzare interventi finalizzati alla gestione della Riserva naturale (capanni di osservazione, punti ristoro, parcheggi ecc.) e ottenere il cambio di destinazione d'uso per il conseguimento delle suddette finalita' e nel rispetto delle norme previste dal piano di gestione. La realizzazione e conduzione di tali attivita' sono attuate da parte del soggetto gestore anche con eventuali altri soggetti privati e pubblici; g) realizzare interventi di miglioramento fondiario (nel rispetto dei segni antropici caratterizzanti il paesaggio rurale locale) a servizio dell'attivita' agricola quali: - magazzini, depositi attrezzi, ecc., utilizzando il patrimonio edilizio esistente; - miglioramento della fertilita' dei suoli attraverso la modificazione del franco di coltivazione con spietramenti, scassi, nuove condotte idriche e impianti irrigui, cisterne, strade poderali ecc.; Fatto salvo quanto previsto dai regolamenti comunali vigenti e dalle Norme Tecniche di Attuazione dei PRG vigenti se piu' restrittive, gli interventi devono seguire le indicazioni tecniche previste dal presente regolamento; le istanze sono presentate al soggetto gestore per il rilascio del nulla osta di cui al successivo articolo 38; h) svolgere attivita' zootecniche a carattere estensivo di animali da bassa corte, non condotte su scala industriale (allevamenti senza terra). Se l'attivita' ne' a scopo di reddito, fatte salve le autorizzazioni comunali, gli interventi devono seguire le indicazioni tecniche previste dal presente regolamento; le istanze sono presentate al soggetto gestore per il rilascio del nulla osta di cui al successivo articolo 38; i) produrre emissioni sonore di dissuasione per la fauna selvatica che provochi danni alle coltivazioni, previa autorizzazione del soggetto gestore. j) bruciare le stoppie e i residui vegetali provenienti da potature e da scarti di lavorazione, secondo la normativa vigente, previa comunicazione al soggetto gestore a firma di tecnico abilitato; 2. Non e' consentito: a) bruciare qualsiasi rifiuto derivante dall'attivita' agricola (film in plastica, tubi di irrigazione, contenitori di fitofarmaci, cassette, contenitori di polistirolo per piantine, ecc.), per gli stessi, rientranti nella categoria dei rifiuti speciali-non pericolosi, valgono tassativamente le norme in materia di smaltimento dei rifiuti; b) Installare ripetitori telefonici e ponti radio, pale eoliche, impianti fotovoltaici con esclusione di quelli strettamente necessari all'utilizzo domestico delle residenze e dei servizi.

Regolamento-art. 8

Articolo 8 Oggetto 1. Le norme del presente titolo del Regolamento definiscono le caratteristiche degli edifici, delle costruzioni accessorie e degli spazi pubblici, per concorrere a definire la migliore integrazione possibile tra uomo e ambiente naturale, mediante la salvaguardia delle attivita' agro-silvo-pastorali e tradizionali, e dei valori antropologici, archeologici, storici e architettonici presenti nella Riserva. 2. Nel territorio del Riserva Naturale dello Stato di "Torre Guaceto" sono riconosciuti come elementi di valore storico ambientale e componente essenziale del patrimonio paesistico e culturale i manufatti, in uso o in abbandono, facenti parte dell'insediamento rurale e testimonianza di cultura materiale. 3. Sono da considerarsi manufatti di valore storico, ambientale e documentario: - gli edifici realizzati dall' Ente Riforma Fondiaria; - le masserie storiche; - i sentieri, i percorsi; - i muretti a secco, i ciglionamenti, i lunettamenti, gli acquari, le cisterne, i pozzi a trincea, i palmenti. 4. Su tali manufatti non sono ammissibili interventi che ne comportino la demolizione, ogni altro intervento previsto su tali manufatti deve essere conforme alle indicazioni contenute nel presente Regolamento.

Regolamento-art. 9

Articolo 9 Finalita' 1. Le norme del presente titolo sono finalizzate a disciplinare la fase di previsione progettuale, l'esame per il previsto parere preventivo e la verifica della realizzazione degli interventi attuabili consentiti dal presente Regolamento. 2. Esse si basano sui seguenti elementi: a) la conoscenza e la valutazione critica del patrimonio edilizio esistente, con particolare riferimento ai manufatti presenti; b) l'individuazione delle tipologie costruttive e dei caratteri morfologici delle opere connesse al funzionamento delle strutture insediative, pertinenziali, di servizio e per le attivita' ammesse: percorsi, sistemazioni esterne, recinzioni, pergolati, tettoie, arredi, parcheggi; c) la definizione degli indirizzi per il controllo qualitativo degli interventi sul patrimonio edilizio esistente, dei livelli di ammissibilita' e di sostenibilita' paesistico ambientale, al fine di conservarne i caratteri storico-culturali, di arrestare oppure eliminare eventuali fenomeni di degrado in atto e di favorire un migliore inserimento dei manufatti nel contesto dell'area parco; d) l'individuazione delle condizioni per il possibile recupero degli edifici in stato di rudere; e) l'individuazione delle condizioni di ammissibilita' stabilite dal Piano per la realizzazione di nuovi locali a servizio esclusivo delle attivita' agricole tradizionali; f) l'attuazione delle linee e degli indirizzi generali attraverso la pianificazione e programmazione particolareggiata per eventi e servizi quali: - il Piano dei Percorsi, itinerari e attivita' tra emozioni e conoscenza (odori, colori, suoni), - il Piano della Sostenibilita', - il Piano del Tempo Libero. g) l'incentivazione di attivita' culturali, di educazione ambientale, del tempo libero collegate alla fruizione ambientale e al recupero delle testimonianze storiche presenti nel territorio del Parco; h) la realizzazione di programmi di studio e di ricerca scientifica, nelle forme piu' pertinenti alle esigenze di conservazione e tutela dei delicati equilibri ecologico-ambientali del Parco.

Regolamento-art. 10

Articolo 10 Definizione degli interventi 1. Ai fini delle presenti norme tecniche si intendono per: a) "interventi di manutenzione ordinaria", quelli edilizi che riguardano le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici necessarie ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti; b) "interventi di manutenzione straordinaria", le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici, nonche' per realizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici, sempre che non alterino i volumi e le superfici delle singole unita' immobiliari e non comportino modifiche delle destinazioni di uso; c) "interventi di restauro e di risanamento conservativo", quelli edilizi rivolti a conservare l'organismo edilizio e ad assicurarne la funzionalita' mediante un insieme sistematico di opere che, nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali dell'organismo stesso, ne consentano destinazioni d'uso con essi compatibili. Tali interventi comprendono il consolidamento, il ripristino e il rinnovo degli elementi costitutivi dell'edificio, l'inserimento degli elementi accessori e degli impianti richiesti dalle esigenze dell'uso, l'eliminazione degli elementi estranei all'organismo edilizio; d) "interventi di ristrutturazione edilizia", gli interventi rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che realizzano un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente. Tali interventi comprendono il ripristino o la sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell'edificio, l'eliminazione, la modifica e l'inserimento di nuovi elementi ed impianti. Nell'ambito degli interventi di ristrutturazione edilizia sono ricompresi anche quelli consistenti nella demolizione e successiva fedele ricostruzione di un fabbricato identico, quanto a sagoma, volumi, area di sedime e caratteristiche dei materiali, a quello preesistente, fatte salve le sole innovazioni necessarie per l'adeguamento alla normativa antisismica; e) "interventi di nuova costruzione", quelli di trasformazione edilizia e urbanistica del territorio non rientranti nelle categorie definite alle lettere precedenti. Sono comunque da considerarsi tali: - la costruzione di nuovi edifici fuori terra o interrati, ovvero l'ampliamento di quelli esistenti all'esterno della sagoma esistente; - gli interventi di urbanizzazione primaria e secondaria realizzati da soggetti diversi dal Comune; - la realizzazione di infrastrutture e di impianti, anche per pubblici servizi, che comporti la trasformazione in via permanente di suolo inedificato; - l'installazione di torri e tralicci per impianti radio-ricetrasmittenti e di ripetitori per i servizi di telecomunicazione; - l'installazione di manufatti leggeri, anche prefabbricati, e di strutture di qualsiasi genere, quali roulottes, campers, case mobili, imbarcazioni, che siano utilizzati come abitazioni, ambienti di lavoro, oppure come depositi, magazzini e simili, e siano diretti a soddisfare esigenze durature nel tempo; - gli interventi pertinenziali che le norme tecniche degli strumenti urbanistici, in relazione alla zonizzazione e al pregio ambientale e paesaggistico delle aree, qualifichino come interventi di nuova costruzione, ovvero che comportino la realizzazione di un volume superiore al 20% del volume dell'edificio principale; - la realizzazione di depositi di merci o di materiali e di impianti per attivita' produttive all'aperto ove comportino l'esecuzione di lavori cui consegua la trasformazione permanente del suolo inedificato; f) "interventi di ristrutturazione urbanistica", quelli rivolti a sostituire l'esistente tessuto urbanistico -edilizio con altro diverso, mediante un insieme sistematico di interventi edilizi, anche con la modificazione del disegno dei lotti, degli isolati e della rete stradale.

Regolamento-art. 11

Articolo 11 Norme generali 1. Tutti gli interventi edilizi devono prevedere la conservazione degli elementi di valore storico, architettonico e testimoniale esistenti ed essere finalizzati all'eliminazione e alla riorganizzazione in forme compatibili delle eventuali superfetazioni di epoca recente e di tutti gli elementi architettonici, tecnologici e di finitura che contrastino con i caratteri tipologici ed ambientali dominanti. 2. Gli eventuali ampliamenti di corpi di fabbrica devono essere attuati, in quanto interessanti edifici in muratura portante, nel rispetto delle regole di accrescimento delle specifiche tipologie architettoniche e dei materiali tradizionali, nonche' nel rispetto degli elementi storico-architettonici eventualmente presenti, secondo quanto previsto agli articoli successivi, salvo quanto previsto dai regolamenti comunali vigenti e dalle Norme Tecniche di Attuazione dei PRG vigenti se piu' restrittive. 3. Tutti gli interventi di recupero di edifici in muratura portante devono osservare le seguenti indicazioni: a) rispettare la concezione strutturale dell'edificio e mantenerne i caratteri tecnologici e costruttivi; b) perle ricostruzioni parziali di edifici in muratura, prevedere l'integrazione con materiali analoghi, anche se di diversa provenienza. 4. Gli edifici ad uso annesso agricolo legittimamente esistenti alla data di adozione del Piano, in quanto realizzati in conformita' ad un titolo abilitativo urbanistico edilizio costituiti da materiali eterogenei e non compatibili con i caratteri costruttivi locali, quali lamiere, strutture metalliche, cemento armato, blocchi di cemento e simili, compatibilmente con la normativa delle aree di piano di cui fanno parte, possono essere demoliti e ricostruiti a parita' di volumetria in muratura portante, nel rispetto delle modalita' e dei materiali costruttivi tradizionali.

Regolamento-art. 12

Articolo 12 Riqualificazione dei manufatti esistenti a servizio delle attivita' agricole, comprese le residenze 1. I manufatti dotati di regolare titolo abilitativo, conseguito prima dell'entrata in vigore del presente Regolamento, non sono tenuti al rispetto delle presenti disposizioni, fermo restando che gli interventi di manutenzione e di recupero degli stessi sono assentibili solo se rispettano le indicazioni qualitative di cui alle norme contenute nella successiva Sezione III. 2. Gli interventi di recupero devono rispettare le seguenti prescrizioni: a) esclusione di aumento di volumetria, di modifiche della sagoma e delle superfici utili, e senza possibilita' di cambio di destinazione d'uso eccetto quella da agricola a residenziale e viceversa; b) conservazione delle caratteristiche tipologiche, architettoniche e dimensionali dell'edificio, con esclusione - nell'edilizia storica - degli interventi di rinnovamento di parti strutturali che non siano finalizzate al mantenimento e al consolidamento delle strutture originali, nonche' conservazione di elementi di valore storico-architettonico eventualmente presenti nell'organismo edilizio. 3. Gli interventi ammissibili devono inoltre essere realizzati nei seguenti termini: a) sono escluse le trasformazioni della struttura che alterino radicalmente l'originario assetto statico e distributivo dell'organismo; sono inoltre escluse le trasformazioni che alterino significativamente la morfologia dei fronti, comprese la distribuzione e le caratteristiche dimensionali e costruttive delle aperture, delle coperture, in particolare, le quote di imposta dei solai e delle relative pendenze e sporgenze di gronda, al fine di salvaguardare i caratteri connotativi, i materiali e le soluzioni proprie della consuetudine costruttiva locale; b) devono essere mantenuti i tipi di paramento propri (intonaci compresi) della tradizione locale, i motivi di decoro plastici e pittorici, che caratterizzano i fronti dei corpi di fabbrica; c) e' vietata la realizzazione di verande, tettoie, sporti e di qualsiasi elemento costruttivo sporgente rispetto al perimetro esterno dell'edificio; d) ne' permessa, nel caso in cui l'edificio ne sia sprovvisto, la realizzazione della scala di accesso alla coperture dell'edificio della larghezza massima di 90 cm da realizzarsi esclusivamente in muratura portante con finitura esterna ad intonaco; e) sono da mantenere i tipi di paramento, le partiture architettoniche, che caratterizzano i fronti del corpo di fabbrica, attraverso interventi di restauro conservativo volti a ridurre allo stretto indispensabile la sostituzione o la ricostituzione di parti o di componenti obsolete; f) sono da mantenere le forme, i materiali e le lavorazioni dei serramenti e della loro partitura, degli scuri e delle persiane presenti, dei comignoli, dei componenti in ferro quali cancellate, inferriate e ringhiere, dei canali di gronda e dei tubi pluviali, secondo le indicazioni di cui alle norme contenute nella successiva Sezione III.

Regolamento-art. 13

Articolo 13 Adeguamento igienico sanitario degli edifici esistenti 1. E' consentito l'adeguamento igienico-sanitario degli edifici esistenti che risultino documentatamente carenti sotto questo profilo, anche mediante limitati incrementi volumetrici, pari al 10% dell'esistente, comunque non superiori a mq. 10 lordi, nel rispetto delle caratteristiche tipologiche e dei requisiti qualitativi, nonche' dell'uso dei materiali e delle tinteggiature fissati dal presente Regolamento. 2. L'adeguamento previsto dal Piano, a mezzo di incrementi volumetrici, e' ammesso: a) in assenza di servizi igienico-sanitari, oppure per la dimostrata impossibilita' di adeguare quelli esistenti; b) per adeguare alle normative di legge le altezze interne dei locali ad uso residenziale con altezza utile inferiore a 2,40 m. fermo restando, in ogni caso, che gli interventi da realizzarsi all'interno dell'organismo architettonico e quelli che comportano un incremento volumetrico vanno realizzati nel rispetto delle caratteristiche tipologiche e costruttive dell'edificio esistente; 3. L'adeguamento igienico-sanitario e quello tecnologico e' attuabile con le seguenti modalita': a) l'intervento edilizio, non deve comportare un aumento dell'altezza, ne' alterare il profilo dell'edificio principale preesistente, cui l'intervento ne' annesso; b) il volume di nuova costruzione deve addossarsi sul lato piu' defilato dell'edificio esistente, in modo da limitare, il piu' possibile, la percezione visiva dai percorsi pubblici; c) qualora nell'edificio siano gia' presenti corpi aggiunti addossati ai muri perimetrali, il nuovo volume, compatibilmente con le esigenze distributive interne, deve comporsi in modo tale da consentire una riqualificazione figurativa del manufatto preesistente; d) l'impianto planimetrico del nuovo volume deve essere, di norma, quadrangolare.

Regolamento-art. 14

Articolo 14 Realizzazione di nuovi locali ad uso esclusivo delle attivita' agricole 1. Ai fini della tutela dei valori paesistici della Riserva Naturale dello Stato di Torre Guaceto, i manufatti agricoli di nuova costruzione, ad uso esclusivo di ricovero delle macchine e attrezzature agricole, stoccaggio di prodotti, ricovero animali, nonche' per la trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli, secondo quanto previsto dal Regolamento per le attivita' agricole e per la residenza ai fini agricoli, devono essere localizzati nei luoghi pertinenti all'esercizio dell'attivita' agricola con le seguenti prescrizioni: a) Indice di fabbricabilita' fondiaria di mc/mq 0,01 applicabile ad un lotto di superficie agricola con qualita' catastale agricola e in attualita' di coltivazione secondo le pratiche colturali tradizionali e in uso nella zona; b) vincolo pertinenziale tra il manufatto realizzato o costruito con il fondo agricolo asservito; c) In caso di manufatti ad uso agricolo preesistenti sul medesimo fondo - legittimi o legittimabili - la loro riqualificazione, secondo le modalita' tecniche previste dal Regolamento per le attivita' agricole e per la residenza ai fini agricoli, e' condizione indispensabile per poter realizzare nuove strutture, le quali possono avere una cubatura massima pari alla differenza tra quella realizzabile e quella degli eventuali manufatti preesistenti; d) in caso di proprieta' superiore a 10.000 mq, per la realizzazione di volumi complessivamente superiori a 100 mc, deve essere presentato un Piano agricolo aziendale che ne giustifichi la necessita' e inoltre, la documentazione prevista dalla relativa legge regionale nel caso di attivita' agrituristiche; e) impegno del richiedente alla coltivazione del lotto asservito per almeno dieci anni mediante la sottoscrizione di un atto unilaterale d'obbligo; f) superficie minima del lotto asservito pari a 8.000 mq.; g) e' vietata la realizzazione di verande, tettoie, sporti e di qualsiasi elemento costruttivo sporgente rispetto al perimetro esterno dell'edificio

Regolamento-art. 15

Articolo 15 Ricostruzione degli edifici in stato di rudere 1. E' ammessa la ricostruzione degli edifici in stato di rudere, previa esibizione della relativa documentazione catastale entro 12 mesi dalla pubblicazione del Regolamento, a condizione che risultino ancora visibili i muri perimetrali, con una consistenza pari ad almeno 1/3 della struttura muraria ipotizzata preesistente, e che non venga variata la destinazione d'uso originaria prevalente. 2. La ricostruzione deve avvenire utilizzando tecniche e materiali analoghi a quelli originari secondo quanto indicato nel regolamento per la riqualificazione del patrimonio edilizio; 3. Gli edifici devono avere lo stesso sviluppo in pianta e, quando non risulti possibile documentare in modo certo l'entita' del volume preesistente, avranno un solo piano la cui altezza interna netta non sara' superiore a m 3.00 se residenziale, a m.4,00 se rurale. 4. La ricostruzione deve avvenire mantenendo l'ingombro del rudere preesistente, laddove materialmente attestato dalla permanenza delle pareti perimetrali e della linea di colmo. 5. Per gli edifici risultanti dalla ricostruzione dei ruderi e' ammessa la destinazione d'uso residenziale nel caso in cui la superficie totale lorda del fabbricato sia maggiore o uguale a mq 45.

Regolamento-art. 16

Articolo 16 Ambito di applicazione 1. Le prescrizioni generali di cui alla presente Sezione si applicano a tutti gli edifici di nuova costruzione, qualsiasi sia la loro ubicazione, consistenza e destinazione d'uso. 2. Le stesse prescrizioni si applicano in tutti gli interventi di manutenzione e recupero del patrimonio edilizio esistente.

Regolamento-art. 17

Articolo 17 Materiali da costruzione 1. In tutti gli interventi in qualsiasi misura disciplinati dal presente Regolamento devono essere impiegati materiali sani e non suscettibili di indurre effetti dannosi per le persone o per l'ambiente.

Regolamento-art. 18

Articolo 18 Requisiti relativi all'impermeabilita' e secchezza 1. Qualsiasi edificio di nuova costruzione deve essere adeguatamente isolato dall'umidita' del suolo e da quella derivante da agenti atmosferici ed i muri devono risultare intrinsecamente asciutti. 2. Le abitazioni poste al piano terreno devono essere sollevate dal piano di campagna o dal piano stradale, di almeno cm. 30, se non sovrastanti piani interrati. 3. Tutti gli elementi costitutivi dell'edificio devono poter cedere le eventuali acque di condensazione e permanere asciutti. 4. In tutti gli interventi devono essere adottate soluzioni per l'eliminazione di ponti termici (intonaci termici, pannelli isolanti a base di fibre naturali ecc).

Regolamento-art. 19

Articolo 19 Strutture in elevazione verticale 1. Le strutture verticali devono essere trattate con intonaco a calce.

Regolamento-art. 20

Articolo 20 Infissi esterni ed elementi di protezione 1. Per le chiusure esterne dei vani porta e finestra e' escluso l'utilizzo di materiali quali PVC e simili. Quelli in alluminio sono ammessi nelle colorazioni scure (verde, marrone, grafite). 2. E' previsto l'uso di scuri o persiane ad una o due ante con esclusione di avvolgibili. 3. I portoni per accessi non residenziali di servizio (depositi, garage, ecc.) devono essere in legno o metallo verniciati dello stesso colore degli scuri. 4. Le inferriate di sicurezza per porte e finestre devono essere verniciate color grafite o verde.

Regolamento-art. 21

Articolo 21 Solai di copertura 1. Le coperture devono essere realizzate con solai piani calpestabili ed isolamenti idonei al fine di limitare i consumi energetici (pannelli isolanti, solai ventilati, pavimenti galleggianti, ecc.). 2. E' ammessa la realizzazione di solai inclinati in contiguita' di solai a falde esistenti, purche' il solaio di nuova costruzione sia realizzato con la stessa inclinazione e possibilmente senza interruzione in continuazione della falda esistente.

Regolamento-art. 22

Articolo 22 Materiali per coibentazione e impermeabilizzazione 1. Per impermeabilizzare e coibentare le pareti devono essere usati prodotti naturali ecologici e non volatili in quanto costituiti da microfibre. 2. Per impermeabilizzare e coibentare il solaio devono essere usate guaine traspiranti o aerare il pacchetto di solaio sottostante. 3. Per il calcolo delle dispersioni termiche deve nessere considerata la temperatura minima invernale esterna di progetto pari a -2 gradi.

Regolamento-art. 23

Articolo 23 Finiture 1. Tutte le murature devono essere intonacate con malte a base di calce idraulica, senza alcuna aggiunta di cementi e la rasatura finale deve essere realizzata con inerti di granulometria fine tale da riprendere le finiture tipiche della tradizione locale. 2. Le tinteggiature delle pareti esterne deve essere effettuata con prodotti traspiranti a base di calce aerea o calce idraulica o silicati o silossani. 3. Le colorazioni sono realizzate con pignemti a base di terre naturali.

Regolamento-art. 24

Articolo 24 Camini e canne fumarie 1. Lo sbocco dei condotti di evacuazione dei prodotti di combustione deve avvenire al di sopra della copertura degli edifici, in conformita' alle prescrizioni di cui all'articolo 5 comma 9 del D.P.R. del 26 agosto 1993, n. 412 e successive modifiche. 2. I condotti devono essere contenuti in comignoli, a base quadrata, in muratura intonacata e con terminali piani in lastre di pietra locale o lamiera zincata. 3. I camini esistenti degli edifici di carattere storico devono essere mantenuti e conservati nelle loro forme originarie.

Regolamento-art. 25

Articolo 25 Canali di gronda e pluviali 1. Tutti i canali di gronda e i pluviali devono essere realizzati con lamiera metallica (rame, acciaio zincato, acciaio inox ecc) con finitura naturale o verniciati nelle stesse tonalita' delle pareti esterne.

Regolamento-art. 26

Articolo 26 Sistema di raccolta acqua piovana 1. Le acque piovane possono essere convogliate in cisterna interrata per un volume utile sino a 15 mc, per volumi superiori a 15 mc e comunque fino ad un massimo di 50 mc, deve essere dimostrata e documentata la necessita' della riserva idrica in funzione della conduzione agricola dei terreni; i manufatti devono risultare completamente interrati, con uno strato di terreno vegetale di almeno 40 cm sulla copertura.

Regolamento-art. 27

Articolo 27 Serbatoi combustibili 1. I serbatoi di combustibili devono essere completamente interrati e con uno strato di terreno vegetale di almeno 40 cm sulla copertura.

Regolamento-art. 28

Articolo 28 Impianti di smaltimento acque nere 1. Gli edifici devono essere dotati di impianti autonomi di smaltimento delle acque nere realizzati in conformita' con le normative vigenti. 2. In particolare la dotazione e' costituita da fossa imhoff e sistema di smaltimento con impianto di fitodepurazione o subirrigazione, che prevedano lo sviluppo di specie vegetali autoctone. In alternativa e' possibile realizzare cisterne stagne di raccolta.

Regolamento-art. 29

Articolo 29 Sistemazioni esterne 1. Sono ammesse le seguenti tipologie e modalita' di intervento: a) La manutenzione delle aree pertinenziali degli edifici e dei percorsi di accesso, ivi compresa la sistemazione del piano di calpestio e la manutenzione delle pavimentazioni esistenti, anche attraverso la sostituzione di materiali ed elementi incongrui, con il divieto di realizzare nuove superfici impermeabili, di impiegare asfalto, conglomerato cementizio battuto, elementi autobloccanti. Le aree pertinenziali degli edifici, i percorsi interni alle proprieta', in caso di intervento, devono mantenere le connotazioni originarie; il fondo deve essere realizzato facendo riferimento al seguente repertorio tipologico: - superficie stabilizzata con finitura in ghiaino; - selciato in calcare. b) La realizzazione di nuove pavimentazioni in lastre di pietra naturale a spacco, posate similmente all'esistente a "passo perduto", per una superficie massima complessiva di mq 100 all'interno dell'area di pertinenza. c) La realizzazione di intercapedini areate, connesse ad opere di risanamento ed adeguamento igienico-sanitario dei manufatti ad uso abitativo, per una profondita' netta massima di 50 cm. d) L'interramento di condotte per impianti tecnologici e reti di utenza. e) Il ripristino di muri esistenti e la costruzione di nuovi muri di recinzione, nel rispetto del contesto paesaggistico, da attuarsi prioritariamente con la tecniche del muro a secco, fatte salve altre tecniche tradizionali tra le quali la realizzazione di recinzioni di protezione dei giardini e delle pertinenze delle abitazioni private nonche' delle superficie arate e seminate a fini agricoli, dei frutteti con sesto d'impianto razionale mediante: - (Valido per la zona C) l'impiego di rete metallica a maglia quadrata e pali in legno o in metallo, con esclusione dei manufatti di cemento prefabbricato, direttamente infissi nel terreno senza la realizzazione di fondazione, con un'altezza massima fuori terra pari a cm 180 e con la prescrizione che la rete deve essere collocata ad un'altezza minima di cm.30 dal piano di campagna; - (Valido per la zona C) la realizzazione di murature a secco, secondo le tecniche tradizionali, con un'altezza massima di cm.140 e con la prescrizione che al piede dell'opera muraria siano realizzate aperture della dimensione minima di cm. 30(larghezza) x cm.30(altezza) ogni 30 ml. di muro; - (Valido per la zona C) l'obbligo che le recinzioni non debbano in alcun modo ostacolare il transito lungo i sentieri di pubblico utilizzo o gravati da servitu' di passaggio e debbano essere poste in opera ad una distanza di almeno m 1.00 dal sedime del sentiero; - (Valido per le zone D1 e D2) la realizzazione di recinzioni, ringhiere e cancellate, per un'altezza massima di cm. 220 compreso l'eventuale basamento, costituite da profilati metallici, non scatolati. Il basamento, di altezza massima di 50 cm, puo' essere realizzato in muratura continua che deve essere intonacata in colore bianco oppure trattata con calce idraulica. f) La realizzazione di pergolati nelle adiacenze degli edifici ad uso abitazione, per una superficie complessiva non superiore a 25 mq a sostegno di essenze vegetali rampicanti e per la creazione di spazi ombreggiati in ferro battuto o in legno, anche sagomato, di disegno assonante con il contesto senza opere di fondazione e per un'altezza massima pari a m 2.50, sia per le strutture orizzontali da realizzarsi a maglia quadrangolare con lato non inferiore a m 1. Non sono consentiti tamponamenti verticali ne' coperture orizzontali. g) La costruzione di strutture di uso familiare per la cottura del cibo, da realizzarsi nell'area pertinenziale di edifici ad uso residenziale, preferenzialmente inseriti nella muratura esistente e comunque in posizione defilata rispetto alle visuali principali dei percorsi pubblici e dei punti panoramici. I forni oppure barbecue di forma e materiali tradizionali, sono realizzati nell'ambito delle seguenti dimensioni massime: 2 m di altezza, escluso il comignolo che comunque non ha un'altezza superiore a 50 cm, e 1,80 m di larghezza. h) E' vietata l'installazione di impianti di condizionamento oppure di climatizzazione, di pannelli solari e fotovoltaici in aderenza ai fronti esterni del fabbricato; sono ammesse installazioni sulle coperture in modo tale che l'impianto non possa interferire con la figurativita' del manufatto e del suo intorno (con particolare riguardo alle viste dai percorsi pubblici e dai principali punti panoramici), preferibilmente, attraverso una schermatura realizzata con elementi vegetali. i) E' vietata l'installazione di antenne TV e di parabole in aderenza ai fronti esterni del fabbricato; ne' ammessa l'installazione di un unico elemento per ogni edificio da posizionarsi sulla copertura. k) E' vietata l'installazione di antenne per la telefonia mobile. l) Per lo smaltimento delle acque superficiali non ne' ammesso l'impiego di componenti in materiale plastico: le griglie ed i chiusini devono essere in metallo fuso o fucinato, oppure in materiale lapideo forato; le cunette devono essere realizzate secondo le tecniche tradizionali. m) L'illuminazione esterna, in prossimita' degli edifici o lungo i percorsi di accesso agli stessi, mediante la posa di corpi illuminanti a faretto o su supporto verticale, in numero strettamente limitato alle esigenze di visibilita' e correttamente inseriti nel contesto paesaggistico. Detti corpi illuminanti devono essere dotati di sistemi contro l'inquinamento luminoso, ai sensi delle NORME UNI 10/779.

Regolamento-art. 30

Articolo 30 Norme generali 1. Gli interventi di rilevanza territoriale ed ambientale predisposti dal soggetto gestore per attuare le strategie di conservazione naturale, restauro e miglioramento ambientale, valorizzazione e fruizione della Riserva osservano i criteri di seguito indicati, oltre a rispettare la normativa che regolamenta l'obbligo di procedere allo studio di incidenza ambientale ai fini della Valutazione di Incidenza Ambientale: a) L'elaborazione progettuale deve discendere organicamente da una sistematica analisi percettiva condotta da punti oggettivamente significativi, al fine di comprendere l'effettiva visibilita' dei manufatti di progetto e di valutare l'impatto che le trasformazioni conseguenti possono produrre sulla struttura paesistica del contesto urbano o territoriale, nel quale vengono ad inserirsi; b) Il rilevamento visivo deve essere documentato attraverso riprese effettuate da punti ravvicinati al sito di intervento, da stazioni piu' elevate opportunamente selezionate sulle alture, nonche' dal mare. Lo studio deve essere corredato da opportune simulazioni grafiche e fotografiche, al fine di dimostrare esaustivamente la compatibilita' dell'intervento proposto; c) Gli interventi, devono sempre porsi in piena assonanza con la morfologia del sito e non devono modificare significativamente il profilo del piano di campagna e delle sistemazioni presenti, secondo assetti strutturalmente e figurativamente consolidati nel tempo, preservando in particolare il sistema dei terrazzamenti e dei percorsi in atto. Sono esclusi i muri di contenimento in calcestruzzo armato a vista mentre possono essere realizzati in pietra faccia a vista, con altezza inferiore a m 2,5, della stessa natura litica di quella ricorrente nelle fasce e nei terrazzamenti tradizionali. Pertanto, le modifiche del profilo di campagna devono essere documentate da una puntuale planimetria quotata e dalle relative sezioni che evidenzino chiaramente la situazione esistente e la proposta di progetto, estesa all'intero ambito. d) L'impianto planimetrico e volumetrico dell'edificato deve assecondare il naturale andamento del suolo e conseguire, nel suo comporsi, una diretta rispondenza tra l'assetto funzionale distributivo interno e la strutturazione, anche figurativa, delle partiture esterne evitando in questo modo, sul prospetto l'effetto di quinta teatrale.

Regolamento-art. 31

Articolo 31 Aree attrezzate per la sosta di auto e camper 1. La realizzazione di aree attrezzate per la sosta di auto e camper deve avere caratteristiche di reversibilita' delle sistemazioni delle aree e, pertanto, le strutture di servizio (controllo, assistenza, ristoro, ecc) devono essere in legno con elementi smontabili; i servizi igienici del tipo ecologico; le perimetrazioni realizzate con staccionate di legno e con filari; il terreno deve essere battuto ed e' consentito eventuale apporto di pietrisco di grana opportuna.

Regolamento-art. 32

Articolo 32 Impianti tecnici 1. La normativa di piano consente la realizzazione in interrato di impianti tecnici di interesse pubblico nonche' la realizzazione di cisterne secondo le modalita' tecniche previste nella Sezione III; ne' altresi' ammesso l'interramento di condotte per impianti tecnologici e reti di utenza.

Regolamento-art. 33

Articolo 33 Opere di bonifica e prevenzione del dissesto idrogeologico 1. La normativa di piano consente la realizzazione di opere di bonifica e prevenzione del dissesto idrogeologico, attuate preferenzialmente mediante l'impiego delle tecniche di ingegneria naturalistica.

Regolamento-art. 34

Articolo 34 Norme generali 1. Nella Zona D2 della Riserva di Torre Guaceto e' possibile svolgere attivita' zootecniche di animali da bassa corte (galline ovaiole, polli e capponi, faraone, tacchini, anatre e oche, conigli, maiali) ad esclusivo carattere estensivo, escludendo ogni forma di allevamento industriale (es. allevamenti senza terra). Se l'attivita' ne' a scopo di reddito, fatte salve le autorizzazioni comunali, gli interventi devono seguire le indicazioni tecniche di cui agli articoli 35, 36 e 37. 2. Gli animali, anche se hanno libero accesso al pascolo, devono sempre avere a disposizione erbe e verdure. All'interno dei ricoveri, a partire dalla quarta settimana fino alla quattordicesima (e fino alla dodicesima per le anatre), deve essere presente una rastrelliera con foraggi freschi o secchi.

Regolamento-art. 35

Articolo 35 Galline ovaiole, polli e capponi, faraone, tacchini, anatre e oche 1. Gli animali devono essere allevati in un'arca mobile, appositamente attrezzata, con un ampio pascolo a disposizione. Le arche devono essere spostate ogni 15 giorni. 2. Il pavimento dei ricoveri deve essere per almeno due terzi realizzato a posatoi per consentire il riposo notturno degli animali. L'eventuale restante parte di pavimento deve essere ricoperta di uno strato non inferiore a 10 cm di truciolo di legno. 3. La distanza tra le mangiatoie e gli abbeveratoi non deve essere inferiore a 2 metri. 4. La concentrazione dei capi all'interno dei ricoveri e le caratteristiche degli stessi sono: a) Il gruppo di galline ovaiole non deve superare i 150 capi; la concentrazione all'interno dei ricoveri deve essere di 3-4 capi/mq. Le galline devono essere ospitate in un pollaio in legno, di metri 2x2 adeguatamente attrezzato. Per la deposizione delle uova le galline devono disporre di un nido collettivo; b) Il gruppo di polli e capponi non deve superare i 150 capi; la concentrazione all'interno dei ricoveri deve essere di 10 capi per mq (8 nel caso di capponi dopo la sedicesima settimana); c) Il gruppo di faraone in allevamento non deve superare i 150 capi. La concentrazione all'interno dei ricoveri deve essere di 10 capi per mq; d) Il gruppo dei tacchini non deve superare i 150 capi. La concentrazione all'interno dei ricoveri deve essere di 5 capi/mq; e) Il gruppo di anatre e oche non deve superare i 150 capi. La concentrazione all'interno dei ricoveri deve essere di 8 capi/mq per le anatre e di 3-4 capi/mq per le oche. Gli animali devono sempre essere allevati in ambienti con pavimento pieno ricoperto di truciolo o paglia. 5. L'accesso al pascolo deve essere garantito attraverso un usciolo che consenta il passaggio di un solo capo per volta. 6. L'area di pascolo che ogni animale deve avere a diposizione e': a) Ogni gallina deve avere a disposizioni un'area pascolo di almeno 10 mq; b) Ogni pollo deve avere a disposizione un'area pascolo di almeno 10 mq; c) Ogni cappone deve avere a disposizione un'area pascolo di almeno 15 mq; d) Ogni faraona deve avere a disposizione un'area pascolo di almeno 10 mq; e) Ogni tacchino deve avere a disposizione un'area pascolo di almeno 25 mq; f) Ogni anatra deve avere a disposizione un'area pascolo di almeno 15 mq; g) Ogni oca deve avere a disposizione un'area pascolo di almeno 30 mq. 7. Il pascolo deve garantire una buona copertura di ombra nel periodo di fine primavera-estate. Inoltre, deve disporre di buche di sabbia per consentire agli animali di difendersi dai parassiti esterni. Inoltre per le anatre e oche devono essere presenti corsi d'acqua o stagni per il bagno.

Regolamento-art. 36

Articolo 36 Conigli 1. Gli animali devono essere allevati in arche mobili a terra. 2. Le arche devono disporre di una zona coperta e chiusa e di una zona aperta. Ogni area di pertinenza deve avere una superficie di 1 mq e puo' ospitare una femmina con la prole o una nidiata in allevamento. Nelle arche i conigli devono avere la possibilita' di alzarsi e di sdraiarsi. 3. Le arche a terra devono essere attrezzate con mangiatoie per la distribuzione di alimenti concentrati (mangime o cereali) e rastrelliere per la distribuzione dei foraggi freschi o secchi. Le coniglie devono avere a disposizione due nidi: uno per il parto e uno come zona rifugio. Dopo lo svezzamento il divisorio tra i due nidi va tolto per realizzare una grande "tana" che ospiti i conigli fino alla maturita'. 4. Ogni nidiata o coniglia deve avere a disposizione un'area pascolo grande almeno 20 volte la superficie dell'area di pertinenza. Le arche devono essere spostate ogni due giorni e possono ritornare nella medesima posizione dopo quaranta giorni, decorsi 20 spostamenti.

Regolamento-art. 37

Articolo 37 Maiali 1. Gli animali devono essere allevati in arche aventi a disposizione un ampio pascolo. 2. Ogni animale ha bisogno di una superficie di ricovero pari a 2 mq. Nell'arca il pavimento deve essere imbottito di paglia. 3. I maiali devono avere a disposizione un'area pascolo di almeno 300 mq per capo. I maiali devono avere la possibilita' di muoversi sul terreno e devono avere a disposizione pozze d'acqua per il bagno di fango con il quale si proteggono dal caldo estivo e dagli insetti.

Regolamento-art. 38

Articolo 38 Atti e procedure 1. Il rilascio di autorizzazioni relative ad interventi, impianti ed opere all'interno della Riserva Naturale Statale di Torre Guaceto e' sottoposto al preventivo nulla osta del soggetto gestore. 2. Il nulla osta verifica la conformita' tra le disposizioni del Piano e del Regolamento e l'intervento, ed e' reso entro sessanta giorni dalla richiesta. Decorso inutilmente tale termine il nulla osta si intende rilasciato. Il diniego, che e' immediatamente impugnabile, e' affisso contemporaneamente all'albo del Comune interessato e all'albo del soggetto gestore e l'affissione ha la durata di sette giorni. Il soggetto gestore da' notizia per estratto, con le medesime modalita', dei nulla osta rilasciati e di quelli determinatisi per decorrenza del termine. 3. Con determina dirigenziale puo' essere affidato ad un'apposita Commissione l'esame delle richieste del nulla osta. 4. Il Direttore della Riserva Naturale Statale di Torre Guaceto, entro sessanta giorni dalla richiesta, con comunicazione scritta al richiedente, puo' rinviare, per una sola volta, di ulteriori trenta giorni i termini di espressione del nulla osta.

Regolamento-art. 39

La consultazione di questo documento non sostituisce la lettura della Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. Non ci assumiamo responsabilità per eventuali inesattezze derivanti dalla trascrizione dell'originale in questo formato.

Questo testo è pubblicato secondo le condizioni di riutilizzo proprie di Normattiva, non sotto una licenza Legalize né di pubblico dominio. Normattiva
Pubblico dominio (testi ufficiali, art. 5 L. 633/1941)