LEGGE 6 marzo 2006, n. 125

Type Legge
Publication 2006-03-06
Ultimo aggiornamento 2006-03-29
State In force
Source Normattiva
articles 4
Reform history JSON API
48.

La combustione dei rifiuti di legname e di legno da demolizione su griglie mobili, emette elevati quantitativi di PCDD/PCDF rispetto agli impianti che bruciano legno naturale. Una misura primaria per ridurre le emissioni consiste quindi nell'evitare l'uso di rifiuti di legno trattato negli apparecchi di riscaldamento a legna. Questo combustibile sara' riservato agli impianti muniti di dispositivi specifici per la depurazione dei gas da combustione. IV TECNOLOGIE PER LA RIDUZIONE DELLE EMISSIONI DI HAP A. Produzione di coke 49. Durante la cokificazione, gli HAP fuoriescono nell'aria ambiente, soprattutto: a) Al momento del caricamento del forno, dal portellone di carico; b) attraverso fughe che provengono dallo sportello del forno, dalle colonne montanti o dai tamponi dei portelloni di carico; c) al momento dello scarico e del raffreddamento del coke. 50. La concentrazione di benzo (a) pirene varia notevolmente da una fonte all'altra in una cokeria. Le maggiori concentrazioni si rilevano in cima alla batteria e nelle immediate vicinanze degli sportelli. 51. Le emissioni di HAP provenienti dalla produzione di coke possono ridursi grazie ad accorgimenti tecnici che vengono applicati alle acciaierie attualmente in esercizio. Cio' potrebbe comportare di chiudere e sostituire le vecchie cokerie e ridurre in generale la produzione di coke, ad esempio ricorrendo all'iniezione di carbonio di alta qualita' al momento della produzione di acciaio. 52. La strategia di riduzione delle emissioni di HAP a livello degli impianti di coke dovrebbe comprendere le seguenti misure: a) Operazioni preliminari al caricamento: - Riduzione delle emissioni di particelle al momento del caricamento del carbone dal silo nel caricatore; - In caso di preriscaldamento del carbone, trasferimento di quest'ultimo in sistema chiuso; - Estrazione e poi trattamento dei gas di riempimento, facendo passare questi ultimi sia nel forno contiguo sia, attraverso un tamburo (per lo scambio del combustibile) verso un inceneritore e successivamente in un dispositivo di rimozione delle polveri. In alcuni casi, i gas di riempimento estratti potranno essere bruciati sui caricatori; questo procedimento tuttavia lascia a desiderare dal punto di vista ambientale e della sicurezza. Dovrebbe poter prodursi una depressione sufficiente mediante iniezione di vapore o di acqua nelle colonne montanti; b) Tamponi delle bocche di carico durante la cokificazione: - Perfetta tenuta stagna dei tamponi; - Cementamento dei tamponi con argilla (o con ogni altro materiale di pari efficacia) dopo ogni operazione di carico; - Pulizia dei tamponi e degli infissi prima della chiusura del portellone; La volta del forno deve essere ripulita da ogni residuo di carbone; c) I coperchi delle colonne montanti dovrebbero essere muniti di garanzie idrauliche per evitare le emissioni di gas e di catrame; dovra' farsi in modo che tali dispositivi funzionino correttamente, accertando che siano puliti periodicamente. d) I congegni di apertura e chiusura degli sportelli del forno dovrebbero essere muniti di sistemi di pulizia delle superfici delle guarnizioni sulle porte e sugli infissi; e) Gli sportelli del forno: - Dovrebbero essere muniti di guarnizioni particolarmente efficaci (ad esempio diaframmi a molla); - Le guarnizioni degli sportelli e degli infissi dovrebbero essere interamente ripulite dopo ogni manipolazione; - Dovrebbero essere progettati in modo da consentire l'installazione di sistemi d'estrazione delle particelle collegate ad un dispositivo di rimozione delle polveri, attraverso un tamburo rotatorio (per lo scambio del combustibile) durante le operazioni di scarico; f) La macchina di trasferimento del coke dovrebbe essere munita di una cappotta integrata, di una guaina fissa e di un dispositivo fisso di depurazione dei gas (preferibilmente un filtro di tessuto); g) Si applicheranno procedimenti di raffreddamento del coke che producono poche emissioni (il raffreddamento a secco, ad esempio, e' preferibile allo spegnimento ad umido, a condizione che si utilizzi un sistema di circolazione chiuso per evitare la produzione di acque residuali). Occorre ridurre la formazione di polveri in caso di spegnimento a secco. 53. Esiste un procedimento di cokificazione denominato "cokificazione senza ricupero" che emette sensibilmente meno HAP degli usuali procedimenti con ricupero di sotto-prodotti. Cio' perche' i forni funzionano a pressioni inferiori alla pressione atmosferica, il che impedisce le fughe nell'atmosfera dagli sportelli del forno a coke. Durante la produzione di coke, i gas greggi dei forni sono eliminati mediante tiraggio naturale, il che mantiene la depressione nei forni. Questi forni non sono progettati per ricuperare i sotto-prodotti chimici dei gas greggio emessi dai forni a coke. Al contrario, i gas residuali della codificazione (HAP compresi) sono interamente bruciati ad alta temperatura e con un tempo di permanenza prolungato. Si utilizza il calore perso proveniente da questa combustione per fornire l'energia necessaria alla cokificazione, l'eccedenza di calore potendo essere utilizzata per produrre vapore. Sul piano economico, questo tipo di cokificazione puo' necessitare l'uso di un'unita' di co-generazione per produrre elettricita' dall'eccedenza di vapore. Esiste oggigiorno una sola cokeria senza ricupero negli Stati Uniti, ed un'altra in Australia. Il sistema e' formato sostanzialmente da forni a coke orizzontali senza ricupero di gas, a suola, e da una camera di combustione che collega due di questi forni. In entrambi questi forni, si procede alternativamente al carico ed alla produzione di coke. La camera di combustione e' dunque sempre rifornita di gas di coke da uno dei due forni. La combustione del gas di coke nella camera fornisce il calore necessario. La camera di combustione e' progettata in modo da permettere un tempo di permanenza sufficientemente lungo (1 s circa) ed una temperatura (900° C) sufficientemente elevata. 54. Sara' attuato un efficace programma di monitoraggio delle fughe provenienti dalle guarnizioni degli sportelli del forno, dalle colonne montanti e dai tamponi delle bocche di carico. 55. L'adeguamento a livello dei forni a' coke in servizio con un sistema di condensazione dei fumi provenienti da tutte le fonti, con ricupero del calore, consente una riduzione delle emissioni di HAP nell'atmosfera che va dall'86 a piu' del 90% (indipendentemente dal trattamento delle acque residuali). I costi d'investimento possono considerarsi ammortizzati in cinque anni vista l'energia ricuperata, l'acqua calda prodotta, i gas ricuperati mediante sintesi ed il risparmio di acqua di raffreddamento. 56. Aumentando il volume dei forni a coke, si diminuiscono il numero totale dei forni, le manovre di apertura dei portelloni (numero di carichi al giorno) ed il numero di guarnizioni, e di conseguenza si riducono le emissioni di HAP. Al contempo, aumenta la produttivita' grazie al ribasso dei costi d'esercizio e delle spese di personale. 57. I procedimenti di raffreddamento del coke a secco richiedono spese d'investimento piu' elevate rispetto ai procedimenti ad umido. L'aumento di costo puo' essere compensato dal ricupero di calore ottenuto grazie al preriscaldamento del coke. In un dispositivo combinato di raffreddamento a secco del coke e di preriscaldamento del carbone, l'efficacia energetica passa dal 38% al 65%. Il preriscaldamento incrementa la produttivita' del 30%, e questa percentuale puo' persino raggiungere il 40% per il fatto che la produzione di coke e' piu' omogenea. 58. Tutte le vasche e gli impianti di stoccaggio e di trattamento del catrame di carbon fossile e di prodotti affini devono essere attrezzati con un efficace sistema di ricupero e/o di distruzione dei vapori. I costi d'esercizio dei sistemi di distruzione possono essere ridotti nella modalita' post-combustione senza apporto termico esterno, se la concentrazione di composti carbonio nei rifiuti e' sufficientemente elevata. 59. La tabella 4 ricapitola le possibili misure di riduzione delle emissioni di HAP nelle cokerie. Parte di provvedimento in formato grafico B. Produzione di anodi 60. Le emissioni di HAP provenienti dalla produzione di anodi saranno trattate con tecnologie analoghe a quelle previste per la produzione di coke. 61. Si fara' ricorso alle misure secondarie in appresso per ridurre le emissioni di polveri contaminate dagli HAP: a) Precipitazione elettrostatica dei catrami; b) Combinazione di un filtro a catrame elettrostatico classico e di un filtro elettrico umido ( migliore tecnologia); c) Post-combustione termica dei gas residuali; d) Depurazione a secco a calce/coke di petrolio o con allumina (Al2 03); 62. I costi d'esercizio nella post-combustione possono essere ridotti se la concentrazione di composti carboniosi nei gas residuali e' sufficientemente elevata per l'autocombustione. La tabella 5 ricapitola le possibili misure di riduzione delle emissioni di HAP derivanti dalla produzione di anodi. C. Industria dell'alluminio 63. L'alluminio e' il prodotto dell'elettrolisi dell'allumina (Al2 03)., in vasche (cellule) assemblate in serie. A seconda del tipo di anodo, si utilizzano vasche ad anodi precotti o a vasche Soederberg. 64.Le vasche ad anodi precotti sono attrezzate con anodi costituiti da blocchi di carbonio preliminarmente calcinati, che vengono sostituiti dopo consumo parziale. Gli anodi Soederberg sono cotti nella stessa vasca; essi sono costituiti da una miscela di coke di petrolio e di pece di catrame di carbon fossile facente funzione di legante. 65. Il procedimento Soederberg emana grandi quantita' di HAP. In quanto misure primarie, si possono ammodernare gli impianti in funzione ed ottimalizzare i procedimenti, riducendo in tal modo le emissioni dal 70% al 90%. In questo caso si otterrebbe un tasso di emissione di 0,015 kg di benzo(a) pirene per tonnellata di alluminio. La sostituzione degli anodi Soederberg con anodi precotti, che presuppone un rifacimento completo degli attuali impianti consentirebbe di eliminare quasi totalmente le emissioni di HAP. Tuttavia i costi d'investimento connessi a tale intervento sono molto elevati. 66. La tabella 6 ricapitola le possibili misure di riduzione delle emissioni di HAP derivanti dalla produzione di anodi. Parte di provvedimento in formato grafico D. Combustione nei fornelli domestici 67. Le stufe ed i focolai aperti possono emettere HAP, in modo particolare se si utilizza legno o carbone. Gli ambienti domestici potrebbero dunque essere una fonte importante di emissioni di HAP a causa dei combustibili solidi che vengono bruciati nei camini e dei piccoli apparecchi di riscaldamento. Le stufe a carbone emettono meno HAP di quelle che funzionano a legna, in quanto il carbone e' di qualita' piu' regolare e brucia a temperature piu' elevate. Si tratta, infatti, della soluzione piu' diffusa in alcuni paesi. 68 E' opportuno sottolineare che nell'ottimalizzare le caratteristiche di funzionamento dei dispositivi di combustione (velocita' di combustione, ad esempio) e' possibile ridurre notevolmente le emissioni di HAP. Tale ottimalizzazione include il concetto di camera di combustione, nonche' di apporto d'aria. Vi sono varie tecnologie che consentono di migliorare le condizioni di combustione e di ridurre le emissioni, e che danno risultati diversi in materia di emissioni. Con una caldaia moderna a legna attrezzata con una vasca ad acqua di ricupero, che costituisce la migliore tecnologia disponibile, le emissioni sono ridotte di oltre il 90% rispetto ad una vecchia caldaia non munita di vasca. Una caldaia moderna comprende tre diversi parti: un focolaio per la gassificazione del legno. una camera di combustione del gas guarnita con materiali ceramici o di altro tipo, che consente di ottenere temperature dell'ordine di 1 000°C, ed una zona di convezione. Quest'ultima zona in cui l'acqua assorbe il calore dei gas dovrebbe essere sufficientemente lunga ed efficiente in modo che la temperatura dei fumi sia ricondotta da 1 000°C a 250°C, o anche meno. Vi sono anche altre metodologie tecniche che consentono di riattrezzare le vecchie caldaie, in particolare con l'installazione di vasche ad acqua di ricupero, guarniture ceramiche o bruciatori di zolle di carbone. 69. Nell'ottimalizzare la velocita' di combustione, si riducono le emissioni di monossido di carbonio, d'idrocarburi totali e d'idrocarburi aromatici ciclici. D'altra parte i limiti fissati (dai regolamenti di abilitazione, a seconda del tipo) per le emissioni di monossido di carbonio e d'idrocarburi totali influiscono anche sulle emissioni di HAP. Quando le emissioni di CO e d'idrocarburi totali sono deboli, quelle di HAP lo sono pure. Poiche' la misurazione degli HAP e ben piu' costosa di quella del monossido di carbonio conviene, dal punto di vista economico, stabilire dei limiti alle emissioni di questo gas, nonche' a quelle degli idrocarburi totali. Un progetto di norma per le caldaie a carbone o a legna con potenza massima di 300 kW e' all'esame del Comitato europeo di normalizzazione (CEN) (vedere Tabella 7). Parte di provvedimento in formato grafico 70. E' possibile ridurre le emissioni delle stufe di riscaldamento domestico funzionanti a legna con le seguenti misure: a) nel caso di apparecchi gia' in funzione, mediante programmi d'informazione e di sensibilizzazione relativi alla necessita' di utilizzare correttamente la stufa, di bruciarvi solo legno non trattato, adeguatamente preparato e seccato in modo da ridurre il tenore d'acqua; b) nel caso di apparecchi nuovi, mediante l'applicazione di norme relative ai prodotti come il progetto di norma CEN (e le norme su prodotti equivalenti in vigore in Canada e negli Stati Uniti). 71. Esistono misure di carattere piu' generali per ridurre le emissioni di HAP, vale a dire lo sviluppo di impianti centrali destinati alle famiglie e le misure che consentono risparmi energetici, come un migliore isolamento termico. 72. Nella tabella 8 sono ricapitolate le informazioni sulle misure possibili. Parte di provvedimento in formato grafico E. Impianti di preservazione del legno. 73. Il legno preservato con prodotti a base di catrame di carbon fossile contenente HAP puo' essere una fonte importante di emissioni di HAP nell'atmosfera. Le emissioni possono prodursi durante lo stesso processo d' impregnazione nonche' durate lo stoccaggio, la manipolazione e l'uso del legno impregnato all'aria aperta. 74. I prodotti a base di catrame di carbon fossile contenenti gli HAP maggiormente utilizzati sono il carbonile ed il creosoto: Si tratta in entrambi i casi di distillati a base di catrame di carbon fossile contenenti HAP, che vengono utilizzati per proteggere il legname dalle aggressioni biologiche. 75. E' possibile ridurre le emissioni di HAP provenienti da impianti di preservazione e da impianti di stoccaggio del legno, utilizzando svariati metodi che possono essere sia applicati separatamente, sia combinati, ad esempio: a) Buone condizioni di stoccaggio al fine di prevenire l'inquinamento del suolo e delle acque di superficie per trascinamento di HAP o di acque piovane contaminate (vale a dire sistemazione dei siti di stoccaggio impermeabili all'acqua piovana, locali coperti, riutilizzazione delle acque contaminate nel processo d'impregnazione, norme di qualita' della produzione). b) Misure volte a ridurre le emissioni atmosferiche provenienti da impianti d'impregnazione (Si fara' scendere ad esempio la temperatura del legno caldo da 90° a 30°C come minimo, prima di trasportarlo verso i siti di stoccaggio. Tuttavia sarebbe auspicabile in quanto migliore tecnologia disponibile, un altro metodo a vapore e sotto vuoto per impregnare il legno di creosoto; c) Ricerca del carico ottimale in prodotto di preservazione del legno che conferisce una sufficiente protezione al materiale trattato in loco e che puo' essere considerato come la migliore tecnologia disponibile, in quanto minimizza il bisogno di sostituzione riducendo cosi' le emissioni degli impianti di preservazione del legno; d) Utilizzazione di prodotti di preservazione del legno contenenti meno HAP, che sono dei POP: - Ricorrendo, se del caso, al creosoto modificato, che e' una frazione di distillazione il cui punto di ebollizione e' situato fra 270 e 355°C e che riduce sia le emissioni degli HAP piu' volatili, sia quelle degli HAP piu' pesanti e piu' tossici; - Sconsigliando l'uso di carbonile, il che consentirebbe di ridurre le emissioni di HAP; e) Valutazione e quindi utilizzazione, a seconda di come convenga, di mezzi di sostituzione del tipo indicato nella tabella 9 e che riducono al minimo la dipendenza nei confronti di prodotti a base di HAP. 76. Il fatto di bruciare legno impregnato da' luogo ad emissioni di HAP e di altre sostanze nocive e se e' necessario, dovrebbe essere effettuato in impianti muniti di tecnologie anti-inquinamento adeguate. Tabella 9. Mezzi di sostituzione delle metodologie di preservazione del legno che si avvalgono di prodotti a base di HAP.

Misure Inconvenienti

Utilizzazione di materiali _ di costruzione di sostituzione: | - Legno duro prodotto in _ condizioni ecologicamente _ fattibili; rinforzi ed argini, | recinti, barriere; | - Materie plastiche _ (in orticoltura); |Altri problemi ecologici da - Calcestruzzo (traverse di |studiare: binari); | - Disponibilita' del legno - Sostituzioni delle costruzioni |prodotto in condizioni artificiali |soddisfacenti; - Mediante strutture naturali | - Emissioni dovute alla (rinforzi di argini, recinti, |produzione ed alla eliminazione di ecc.) |materie plastiche come i PVC. - Utilizzazione di legno _ non trattato. Sono allo studio _ svariate altre tecniche di | preservazione del legno che non | comportano impregnazione con | prodotti a base di HAP. |

Protocollo - Annesso VI

Annesso VI TERMINI PER L'APPLICAZIONE DEI VALORI LIMITE E DELLE MIGLIORI TECNOLOGIE DISPONIBILI PER LE NUOVE FONTI FISSE E LE FONTI FISSE ESISTENTI I termini per l'applicazione dei valori limite e delle migliori tecnologie disponibili sono i seguenti: a) per le nuove fonti fisse: due anni dopo la data di entrata in vigore del presente Protocollo; b) per le fonti fisse esistenti: otto anni dopo la data di entrata in vigore del presente Protocollo. Se del caso, questo termine potra' essere prorogato per particolari fonti fisse esistenti, in conformita' al termine di ammortamento previsto al riguardo dalla legislazione nazionale.

Protocollo - Annesso VII

ANNESSO VII MISURE RACCOMANDATE PER RIDURRE LE EMISSIONI DI INQUINANTI ORGANICI PERSISTENTI PROVENIENTI DA FONTI MOBILI 1. Le definizioni pertinenti sono fornite all'annesso III del presente Protocollo. I. LIVELLI DI EMISSIONE APPLICABILI AI VEICOLI NUOVI ED AI PARAMETRI DEL CARBURANTE A. Livelli d'emissione applicabili ai veicoli nuovi 2. Automobili particolari a motore diesel.

=====================================================================

|Valori limite


| | Massa di |

| Peso di | idrocarburi | Massa di

Anno | riferimento | e di N02 | particelle

=====================================================================

1.1.2000 | Tutti | 0,56 g/km | 0,05 g/km


1.1.2005 | Tutti | 0,3 g/km | 0,025 g/km


(a titolo | | |

indicativo) | | |


2.

Veicoli pesanti

=====================================================================

| Valori limite


| | Massa degli |

Anno/Ciclo di prova| | idrocarburi e di N02 |Massa di particelle

=====================================================================

1.1.2000/ciclo CES | | 0,66 g/kWh | 0,1 g/kWh


1.1.2000/ciclo CET | | 0,85 g/kWh | 0,16 gfWh


3.

Veicoli fuoristrada Fase 1 (riferimento: Regolamento n. 96 della CEE) *

Potenza netta (P) (kW) Massa degli idrocarburi e di NO2 Massa di particelle

P=>130 1,3 g/kW 0,54 g/kWh

75=>P<30 1,3 g/kW 0,70 g/Wh

37=>P<75 1,3 g/kWh 0,85 g/kW

Potenza netta (P)(kW) Massa degli idrocarburi Massa di particelle

0=>P<18 1,5 g/kWh 0,8 g/kWh

18=>P<37 1,3 g/kWh 0,4 g/kWh

37=>P<130 l,0 g/kWh 0,3 g/kw

130=>P<560 1,0 g/kWh 0,2 g/kW

B. Parametri del carburante 5. Carburante diesel Limiti

Parametro Unita' Valore minimo (2000/2005) Valore massimo (2000/2005) Metodo di prova

Indice di cetano 51/N.S - ISO 5165

Densita' a 15 °C Kg/m3 - ISO 3675

Evaporazione(95%) °C - 845/N.S 150 3405

HAP massa 360/N.S PrIP391

Zolfo ppm - 11/ ISO 14956

N.S

350/50**

N.S.: Non specificato * Al 1° gennaio dell'anno ** Valore indicativo II. LIMITAZIONE DELL'USO DI FISSATORI ED ADDITIVI ALOGENI NEI CARBURANTI E LUBRIFICANTI 6. In alcuni paesi, si utilizza l'1,2-dibromo metano in combinazione con l'1,2-dicloro metano come fissatore nella benzina a piombo. Inoltre si formano dei PCDD/PCDF al momento della combustione nel motore. L'installazione di convertitori catalitici tri funzionali sui veicoli esige l'uso di carburante senza piombo. L'aggiunta di fissatori o di altri composti alogeni nella benzina e negli altri carburanti come pure nei lubrificanti dovrebbe essere evitata per quanto possibile. 7. La tabella 1 ricapitola le possibili misure di riduzione delle emissioni di PCDD/PCDF nei gas di scappamento dei veicoli automobilisti stradali. Tabella 1. Possibili misure di riduzione delle emissioni di PCDD/PCDF nei gas di scappamento dei veicoli automobilisti stradali.

Misure Inconvenienti/osservazioni

Escludere l'uso nei combustibili di composti alogenati quali: - L'l,2-dicloro metano - L'1,2-dicloro metano ed i composti bromati corrispondenti in quanto fissatori nei carburanti a piombo per i motori a benzina. (I composti bromati possono comportare la formazione di diossine o di furanni bromati) Eliminare gli additivi alogenati nei carburanti e nei lubrificanti I fissatori alogenati scompariranno con la progressiva riduzione del mercato della benzina a piombo, i motori a benzina essendo in misura crescente attrezzati con convertitori catalitici trifunzionali.

III. MISURE DI RIDUZIONE DELLE EMISSIONI DI POP PROVENIENTI DA FONTI MOBILI A. Emissioni di POP da veicoli automobilistici. 8. Si tratta principalmente di HAP fissati su particelle, emessi dai veicoli diesel. Anche i veicoli a benzina scaricano HAP, ma in misura minore. 9. I lubrificanti ed i carburanti possono contenere composti alogenati sotto forma di additivi o per via del processo di produzione. Questi composti possono essere trasformati in PVDD/PCDF al momento della combustione, che fuoriescono successivamente con i gas di scappamento. B. Ispezione e manutenzione 10. Nel caso di fonti mobili a motore diesel, l'efficacia delle misure di lotta contro le emissioni di HAP puo' essere garantita per mezzo di programmi di controllo periodico delle emissioni di particelle o dei misurazione dell'opacita' all'accelerazione al punto morto, o con metodi equivalenti. 11. Nel caso di fonti mobili a motore a benzina, l'efficacia delle misure di lotta contro le emissioni di HAP (oltre agli scarichi di altri componenti nei gas di scappamento) puo' essere garantita per mezzo di programmi di controllo periodico del sistema di alimentazione e del funzionamento del convertitore catalitico. C. Metodi di lotta contro le emissioni di HAP dei veicoli automobilistici a motore diesel o a motore a benzina. 1. Aspetti generali 12. E' importante accertarsi che i veicoli siano progettati in modo da essere conformi alle norme d'emissione mentre sono in circolazione; cio' si ottiene con i seguenti mezzi: controllo della conformita' della produzione, della durevolezza delle attrezzatura per tutta la durata di vita del veicolo, garanzia relativa ai dispositivi anti-emissioni e ritiro dei veicoli difettosi. Il mantenimento dell'efficacia dei dispositivi anti-emissioni dei veicoli in circolazione puo' essere ottenuto mediante un efficace programma d'ispezione e di manutenzione. 2. Misure tecniche di lotta contro le emissioni 13. Sono importanti le seguenti misure di lotta contro le emissioni di HAP: a) Specificazioni della qualita' dei carburanti e modifica dei motori in modo da impedire la formazione di emissioni (misure primarie); b) Assemblaggio dei dispositivi di trattamento dei gas di scappamento, ad esempio catalizzatori ad ossidazione semplice o filtri a particelle (misura secondaria). a) Motori diesel 14. Puo' essere doppiamente vantaggiosa una modifica della composizione del carburante diesel: un minore tenore di zolfo riduce le emissioni di particelle ed accresce l'efficacia dei catalizzatori ad ossidazione semplice, e la riduzione dei composti di- e triaromatici comporta una riduzione della formazione e dell'emissione di HAP. 15. Per ridurre le emissioni, una misura primaria consiste nel modificare il motore in modo da ottenere una combustione piu' completa. Attualmente si applicano svariati sistemi. Di solito, la composizione dei gas di scappamento varia a seconda della progettazione della camera di combustione e della pressione d'iniezione. Nella maggior parte dei motori diesel, la regolazione si fa attualmente con mezzi meccanici ma i nuovi motori sono sempre piu' attrezzati con sistemi di regolazione elettronica informatizzata che offrono le migliori possibilita' di controbattere le emissioni. L'uso combinato della turbocompressione e del raffreddamento intermedio dei gas di scappamento consente ugualmente di ridurre le emissioni di NO2, di risparmiare carburante e di aumentare la potenza del motore. Per le grosse come per le piccole cilindrate, la messa a punto secondo la frequenza del collettore d'ammissione offre interessanti possibilita'. 16. Le misure che si applicano al lubrificante sono importanti per ridurre le emissioni di materie particolari (MP), nella misura in cui queste ultime provengono dagli oli motore in misura che va dal 10 al 50%. Si puo' ridurre il consumo di olio mediante un intervento a livello delle norme di costruzione dei motori ed un miglioramento dei giunti. 17. Le misure secondarie di lotta contro le emissioni consistono nell'aggiungere dispositivi di trattamento dei gas di scappamento. L'uso di un catalizzatore ad ossidazione semplice, abbinato ad un filtro a particelle, ha dato buoni risultati contro le emissioni di HAP in motori diesel, inoltre e' attualmente in fase di collaudo un congegno per le particelle ad ossidazione. Posto nel circuito di scappamento, questo dispositivo trattiene le particelle; una rigenerazione mediante combustione dei MP raccolti e' possibile in una certa misura, con un sistema di riscaldamento elettrico. Tuttavia per una rigenerazione efficace dei congegni passivi in condizioni di funzionamento normale occorre sia utilizzare un bruciatore, sia ricorrere ad additivi. b) Motori a benzina 18. La riduzione delle emissioni di HAP nei motori a benzina avviene essenzialmente per mezzo del convertitore catalitico trifunzionale che riduce in generale le emissioni di idrocarburi. 19.Un miglioramento delle caratteristiche di avviamento a freddo consente di ridurre le emissioni di sostanze organiche in generale, e degli HAP in modo particolare (esempio di misure: catalizzatori dell'avviamento, riscaldamento dei catalizzatori e miglioramento della vaporizzazione e della polverizzazione del carburante). 20. La tabella 2 ricapitola le possibili misure di riduzione delle emissioni di PCDD/PCDF nei gas di scappamento dei veicoli automobilisti stradali. Parte di provvedimento in formato grafico

Protocollo - Annesso VIII

Annesso VIII CATEGORIE DI GRANDI FONTI FISSE 1. Introduzione 1. La presente lista non comprende gli impianti o parti d'impianti utilizzati per attivita' di ricerca-sviluppo o per il collaudo di nuovi prodotti. Una descrizione piu' particolareggiata delle categorie e' fornita all'Annesso V. LISTA DELLE CATEGORIE

Categoria Descrizione della categoria

1. Incenerimento ivi compreso il co-incenerimento, dei rifiuti urbani, pericolosi o d'ospedale o dei fanghi di depurazione.

2. Officine di agglomeramento

3. Produzione di rame di prima e seconda fusione

4. Produzione d'acciaio

5. Fonderie utilizzate nell'industria dell'alluminio di seconda fusione.

6. Combustione di combustibili fossili nei generatori di centrali elettriche e di riscaldamento e nelle caldaie industriali di potenza termica superiore a 50 MWth

7. Combustione nei fornelli domestici

8. Impianti di riscaldamento a legna di potenza termica inferiore a 50 MWth

9. Produzione di coke.

10. Produzione di anodi.

11. Produzione di alluminio secondo il procedimento Soederberg.

12. Impianti di preservazione del legno, salvo per le Parti in cui la suddetta categoria di fonti non contribuisce in modo sostanziale al volume totale delle emissioni di IIAP (come definiti all'annesso III).

Decisione

DECISIONE 1998/2 DELL'ORGANO ESECUTIVO RELATIVO ALLE INFORMAZIONI DA COMUNICARE ED ALLA PROCEDURA DA SEGUIRE PER AGGIUNGERE MATERIE NEGLI ANNESSI I, II, O III DEL PROTOCOLLO RELATIVO AGLI INQUINANTI ORGANICI PERSISTENTI L'Organo esecutivo, Determinato ad agire il piu' presto possibile per elaborare criteri e procedure che consentano di aggiungere materie al Protocollo in fase di preparazione, relativo agli inquinanti organici persistenti, Adotta, in considerazione del paragrafo 6 dell'articolo 14 di detto Protocollo, le seguenti disposizioni relative alle informazioni da comunicare ed alla procedura da seguire per aggiungere materie negli annessi I, II o III del protocollo relativo agli inquinanti organici persistenti INFORMAZIONI DA COMUNICARE E PROCEDURA DA SEGUIRE PER AGGIUNGERE MATERIE NEGLI ANNESSI I, II, O III DEL PROTOCOLLO RELATIVO AGLI INQUINANTI ORGANICI PERSISTENTI 1. Ogni Parte che sottopone una proposta volta a modificare gli annessi I, II o III in applicazione del paragrafo 6 dell'articolo 14 comunica all'Organo esecutivo un profilo di rischio relativo alla materia in questione nonche' informazioni sulle caratteristiche di seguito elencate, secondo le indicazioni ed i valori numerici indicativi che dimostrano: a) Il rischio di trasporto atmosferico a lunga distanza: elementi comprovanti che la materia ha una pressione di vapore inferiore a 1 000 Pa ed una semi-vita atmosferica superiore a due giorni, oppure dati di monitoraggio attestanti la presenza della materia in regioni distanti; b) La tossicita': rischio di effetti nocivi per la salute o l'ambiente; c) La persistenza: elementi che provano che la semi-vita della materia in acqua e' superiore a due mesi, che la sua semi-vita nel suolo e' superiore a sei mesi, o che la sua semi-vita nei sedimenti e' superiore a sei mesi oppure, a difetto, che la materia e' sufficientemente persistente da essere oggetto dell'applicazione del protocollo; d) La bio-accumulazione: i) elementi che provano che il fattore di bioconcentrazione o il fattore di bioaccumulazione della materia e' superiore a 5 000 o che il log Koe e' superiore a 5; ii) A difetto, se il potenziale bio-accumulativo e' di molto inferiore al valore indicato al capoverso i) precedente, altri fattori come la forte tossicita' della materia tale da renderla oggetto dell'applicazione del protocollo. La proposta e' inoltre accompagnata da un rapporto sommario e dai dati disponibili sui seguenti punti: i) La produzione/l'utilizzazione/le emissioni, i livelli misurati nell'ambiente in zone distanti dalle fonti, i processi ed i tassi di degradamento biotico e abiotico, i prodotti di degradamento e la biodisponibilita'; ii) I fattori socio- economici concernenti i mezzi di sostituzione e/o le metodologie tecniche disponibili per ridurre le emissioni della materia che e' oggetto della proposta, in modo particolare: - usi diversi da quelli attuali e loro efficacia; - qualsiasi effetto nocivo noto sull'ambiente o la salute, connesso ai mezzi di sostituzione previsti; - i diversi procedimenti, tecnologie anti-inquinamento, metodi d'esercizio ed altre tecniche per la prevenzione dell'inquinamento di cui e' possibile avvalersi per ridurre le emissioni della materia, e nonche' dati sulla loro efficacia ed applicabilita'; - i costi ed i vantaggi non monetari nonche' i costi ed i vantaggi computabili connessi all'uso di tali mezzi di sostituzione e/o tecnologie. 2. Nel ricevere una comunicazione del tenore stabilito al paragrafo 1 precedente e se il profilo di rischio e' ritenuto accettabile le Parti, nel corso di una riunione dell'Organo esecutivo, adottano per consenso le necessarie misure affinche' tale proposta sia oggetto di una o piu' verifiche tecniche qualora, in considerazione del contenuto della comunicazione e di ogni altra informazione pertinente presentata all'Organo esecutivo, esse giudichino necessario un esame piu' approfondito della materia. Questa verifica o verifiche tecniche devono essere fatte per iscritto e sono volte a valutare in modo particolare: a) i dati di monitoraggio o le informazioni scientifiche equivalenti evidenzianti un trasporto atmosferico transfrontaliero a lunga distanza; b) se esistono dati sufficienti che fanno ritenere che la materia rischia di avere rilevanti effetti nocivi per la salute o l'ambiente per via del suo trasporto atmosferico attraverso le frontiere a lunga distanza; c) la lista delle fonti di emissioni di tale materia nell'atmosfera, ivi compresa l'utilizzazione dei prodotti, le stime del volume totale di emissioni provenienti da tali fonti, e le metodologie utilizzate; e d) se esistono misure atte a consentire di ridurre il rischio di effetti nocivi sulla salute e/o l'ambiente conseguenti al trasporto atmosferico transfrontaliero a lunga distanza della materia, se tali misure sono tecnicamente applicabili, e quali sono i loro effetti connessi ed il loro costo; 3. L'espressione "profilo di rischio" menzionata ai paragrafi 1 e 2 di cui sopra, indica uno studio esauriente delle informazioni scientifiche relative alla determinazione dei rischi generali per la salute e l'ambiente, legati agli usi ed agli scarichi di una materia. Questo studio non deve necessariamente trattare in modo esplicito i rischi legati all'inquinamento atmosferico transfrontaliero a lunga distanza, bensi' fornire dati appropriati ai fini della valutazione. 4. In base agli elementi specificati nel paragrafo 1 ed alla verifica o alle verifiche tecniche che hanno potuto essere effettuate in conformita' al paragrafo 2 di cui sopra, le Parti, ad una riunione dell'Organo esecutivo, completano la loro valutazione della proposta in considerazione dell'obiettivo del protocollo enunciato all'articolo 2.

La consultazione di questo documento non sostituisce la lettura della Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. Non ci assumiamo responsabilità per eventuali inesattezze derivanti dalla trascrizione dell'originale in questo formato.

Questo testo è pubblicato secondo le condizioni di riutilizzo proprie di Normattiva, non sotto una licenza Legalize né di pubblico dominio. Normattiva
Pubblico dominio (testi ufficiali, art. 5 L. 633/1941)